TEXPRINT, PARLA L’AVVOCATO DELL’AZIENDA

Prato Eleonora Barbieri 8 Aprile 2021 48 Nessun commento

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Dopo due settimane di sospensione, oggi, 8 aprile, Si Cobas ha ripreso i picchetti all’ingresso della Texprint per bloccare l’uscita delle merci. Lo dimostrano i video ripresi con il telefonino dai responsabili della stamperia a conduzione cinese di via Sabadell che oggi accettano di incontrarci e di aprirci le porte dell’azienda. Al nostro passaggio la situazione sembra sostanzialmente tranquilla, ma non appena andiamo via riprende il blocco dei mezzi. L’avvocato Pasquale Annichiarico che guida il team di legali dell’azienda in questa lunga vicenda in cui viene accusata di sfruttamento lavorativo di 12 lavoratori e di altri ex dipendenti, nel pomeriggio è tornato in Procura per integrare la denuncia fatta con gli episodi di oggi. Un ricco dossier di documenti e filmati che ha portato la Procura ad aprire un fascicolo per violenza privata a carico dei due leader di Si Cobas, Luca Toscano e Sarah Caudiero, e degli altri manifestanti. L’avvocato non fa giri di parole e parla apertamente di estorsione da parte dei protagonisti del picchetto: “Non c’è alcun braccio di ferro, ci sono dei reati che vengono commessi e di fronte ai quali c’è il ricorso all’autorità giudiziaria come si fa in un Paese civile. Sono comportamenti che vanno ben oltre gli strumenti di protesta sindacale. Siamo di fronte a richieste estorsive per smettere di fare il picchetto illecito. Ci hanno chiesto 40mila euro a lavoratore, anche per persone che stavano facendo l’apprendistato da poco tempo e per gente che ha lavorato pochissimo all’interno della fabbrica. Così come è stato chiesto di assumere a tempo indeterminato persone il cui contratto a tempo determinato è cessato da mesi. Sono sicuramente richieste estorsive. Ribadisco che l’azienda non ha mai ricevuto contestazioni scritte per ogni lavoratore per capire quali fossero le singole rivendicazioni. Queste invece sono le modalità portate avanti da Sì Cobas”.Comportamenti che hanno danneggiato l’azienda e che sono alla base del licenziamento per giustificato motivo dei 12 lavoratori coinvolti nel presidio, notificato nei giorni scorsi e contro cui al momento non risultano azioni. Tra l’altro Texprint chiarisce che se l’indagine sfocerà in un processo, si costituirà parte civile. “I fatti sono ampiamente documentati” chiosa Annichiarico.
A guidarci nel giro in azienda è Zhang Sang Yu, detto Valerio, responsabile tecnico e commerciale dell’azienda, finito nell’occhio del ciclone perchè accusato di autoriciclaggio in un’inchiesta della Dda di Milano e per questo causa dell’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Prato a carico della Texprint. Pochi giorni fa l’uomo è stato assolto e di conseguenza Texprint chiederà alla Prefettura di revocare l’interdittiva. Ci mostra con orgoglio i macchinari all’avanguardia presenti in fabbrica. Uno in particolare: “Questo l’ho comprato a Bergamo per 3 milioni di euro e sono stato il primo al mondo a farlo”. Alta tecnologia che secondo l’avvocato Annichiarico vale da sola a escludere l’ipotesi di sfruttamento lavorativo: “E’ un’azienda modernissima con investimenti importanti su macchinari digitalizzati. Gli operai devono fare un lavoro di concetto o comunque su tasti di apparecchi compiuterizzati, quindi non c’è schiavismo e nulla di quello di cui si parla . Il contratto è di 8 ore, vengono pagati gli straordinari quando vengono fatti, ci sono le ferie come in tutte le aziende”.

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