TRAGEDIA ORDITURA, SOTTO ESAME TELEFONINO DI LUANA

MONTEMURLO Nadia Tarantino 1 Giugno 2021 71 Nessun commento

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Il telefonino di Luana D’Orazio, la mamma di appena 22 anni morta lo scorso 3 maggio dopo essere stata risucchiata dall’orditoio al quale era addetta nell’orditura Luana in via Garigliano a Oste, potrebbe fornire nuovi elementi agli investigatori. In attesa di capire se vi siano messaggi, appunti, registrazioni o immagini utili all’inchiesta, pare che non sia stata trovata traccia del vocale che la giovane operaia ha inviato al fidanzato pochi giorni prima dell’incidente. Il messaggio è quello nel quale Luana ha fatto riferimento a – parole testuali – “una macchina che si ferma perché è mezza tronca e ci mette il doppio del tempo”, e ad un “lui” che “è andato via alle tre e mezzo ed è tornato alle 6”. Nello stesso vocale, Luana racconta anche di aver litigato con “lui”, un lui del quale non fa mai il nome.
Dal telefonino potrebbero spuntare altri particolari in grado di raccontare le modalità di lavoro all’interno dell’orditura, oltre a quelli già emersi dall’interrogatorio degli altri dipendenti.
Intanto il consulente incaricato dalla procura di ricostruire la dinamica della tragedia attraverso l’esame dell’orditoio, tornerà nella fabbrica venerdì 4 maggio e con lui ci saranno i consulenti nominati dalla famiglia della vittima e dagli indagati: i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, rispettivamente titolare e amministratore di fatto dell’orditura, e Mario Cusimano, addetto alla manutenzione del macchinario. Le ipotesi di reato sono le stesse per tutti e tre: omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. In particolare, la procura contesta la “rimozione della saracinesca protettiva, meccanismo destinato a prevenire gli infortuni sul lavoro”. Un punto, quest’ultimo, su cui molto potrà dire la scatola nera inviata in Germania alla sede centrale della casa costruttrice, la Karl Mayer Texilmachine Fabrik, i cui tecnici sono stati chiamati a decifrarne il contenuto.
Altro aspetto che, col passare dei giorni, assume una sempre maggiore rilevanza, è l’abbigliamento indossato dall’operaia: secondo la tesi della procura, l’orditoio, comunque privo di dispositivi di blocco, avrebbe agganciato la maglietta e trascinato via la ragazza. Si tratta di capire se un abbigliamento più consono, magari prescritto per quella specifica mansione, avrebbe potuto evitare la tragedia.

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