VERSO UN MONDO NUOVO

Firenze Gigliola Caridi 5 Ottobre 2020 114 Nessun commento

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Il Teatro della Toscana vuole essere l’agorà di una Firenze e di una Toscana culla di un nuovo umanesimo, laboratorio di una nuova stagione di consapevolezza della società sui grandi temi e valori della civiltà e della diversità. Una vera Istituzione europea, per una nuova unione dei Teatri Europei in costante evoluzione, che segue il movimento della vita, orientando con decisione le proprie scelte e i propri programmi sul fondamento dei grandi temi di Arte, Scienza, Educazione, Ambiente, condivisi con il Théatre de la Ville di Parigi e con il suo direttore Emmanuel Demarcy-Mota. In controtendenza con Linea di storicizzazione in atto nel settore. Nel segno di tali valori, la riapertura del Teatro della Pergola il 27 ottobre con Giancarlo Sepe, la sua Comunità e i nostri giovani, in The Dubliners spettacolo che prosegue la collaborazione avviata con Sepe, maestro della contaminazione dei generi, perfetto interprete del teatro come sintesi di tutte le arti, capace di azzerare la sterile distinzione fra innovazione e tradizione, fra ricerca e repertorio, per dare ai giovani, e non solo, la possibilità di esplorare l’imprevedibile e di imparare a superare costantemente i propri limiti. E quella del Teatro Era il 15 ottobre con Andrée Ruth Shammah e con il suo Teatro Franco Parenti che inaugura con Cabaret tragico. Opera panica extralarge di Alejandro Jodorowsky diretto da Fabio Cherstich, nel solco del prolifico rapporto di partenariato fondato sulla maestria della Shammah nel saper incarnare al meglio i principi che stanno alla base della visione progettuale della Fondazione, lingua e drammaturgia come materia vivente della continua sperimentazione del rapporto maestro/ allievo, per una nuova vitalità del nostro teatro. Lo spettacolo apre poi anche la stagione del Teatro Studio di Scandicci.
Tra gli obiettivi irrinunciabili del lavoro di questi mesi di navigazione difficile e pericolosa fra bonaccia e tempesta: la salvaguardia della struttura, dei dipendenti e di tutte le professionalità che quotidianamente contribuiscono all’apertura del sipario; il rapporto con gli spettatori, gli abbonati e gli appassionati che in 1.000, fin dai primi momenti del lockdown, hanno rinunciato al rimborso dei biglietti per gli spettacoli cancellati corroborando l’operare della Fondazione di una spinta psicologica incommensurabile; il mantenimento di quel rapporto, attraverso il filo tessuto via web dalle trasmissioni di FirenzeTv, un successo nazionale che proprio nei mesi di lockdown ha riscosso l’attenzione e la fiducia di 4.500 iscritti e superato le 300.000 visualizzazioni; più recentemente, il lavoro sul territorio, coi giovani, per i giovani e con le scuole di ogni ordine e grado, nelle periferie e nei luoghi altri dell’area metropolitana. Nell’immagine che simboleggia questa nuova vita, il Teatro si fa Arca, accoglie e protegge dalla tempesta, navigando verso una meta nuova, più luminosa. IL Teatro della Toscana si fa agorà della Cultura e, in tempi tanto nefasti (non soltanto a causa della pandemia), apre i suoi spazi alla salvezza dell’umanità accogliendola a bordo. Il lavoro dei marinai è duro e ancora non privo di pericoli, ma tenace e consapevole di portare nelle stive il riscatto alle miserie del mondo: i messaggeri sono pronti a spiccare il volo verso l’orizzonte, indicando il mondo nuovo verso il quale dirigersi

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