VIOLENZA SESSUALE SU RAGAZZINA, POLITICO A PROCESSO

Prato Nadia Tarantino 18 Marzo 2021 75 Nessun commento

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Gabriele Borchi, 42 anni, figlio dell’ex vicesindaco Goffredo e tra gli esponenti di spicco del coordinamento provinciale di Forza Italia, sarà processato per violenza sessuale su una ragazzina che all’epoca dei fatti contestati, 2014-2015, era minorenne. Così ha deciso oggi, mercoledì 17 marzo, il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini. Il processo si aprirà il prossimo 4 giugno. Borchi, difeso dagli avvocati Massimiliano Tesi e Manuele Ciappi, ha ascoltato in aula la decisione del gup, così come hanno fatto la ragazza, ora ventenne, assistita dall’avvocato Alex Baldassini, e i genitori, assistiti dall’avvocato Tiziano Veltri. Il tribunale ha accolto la richiesta del pubblico ministero Laura Canovai, titolare dell’inchiesta che a gennaio 2017, in seguito alla denuncia presentata dal padre della giovane, portò agli arresti domiciliari Gabriele Borchi.
I fatti addebitati parlano di una presunta violenza che la ragazzina, allora quattordicenne, avrebbe subito. La denuncia faceva riferimento ad una probabile relazione tra i due, una “frequentazione consensuale” come hanno sempre precisato gli inquirenti. Un rapporto che si sarebbe concretizzato in effusioni anche spinte senza però sfociare in rapporti sessuali. “Questa brutta vicenda – il commento di Borchi – pesa su di me da oltre quattro anni, per accuse infamanti e totalmente false. Ora abbiamo la data in cui un giudice, in un processo pubblico, inizierà a raccogliere le prove e a valutarle per accertare il reale svolgimento dei fatti e questo mi solleva, così come mi conforta l’idea che, pur essendo il processo a mio carico, non sarò l’unico a doversi difendere: anche altri dovranno giustificare le loro condotte e ciascuno, nel proprio specifico ruolo, dovrà assumersi le proprie responsabilità”. Parole, queste di Gabriele Borchi, che partono da lontano, dai lunghi mesi delle indagini condotte dai carabinieri e che sono ancorate ad una presunta ‘parzialità’ da parte degli investigatori come ribadito in una memoria difensiva depositata all’ufficio del pubblico ministero nell’agosto del 2017. Una memoria nella quale Borchi, assieme ai suoi avvocati, chiedeva ulteriori indagini sull’operato di un investigatore: “Ho dimostrato al pubblico ministero, con atti e documenti, che le indagini nei miei confronti sono state condotte in modo tutt’altro che trasparente dalla polizia giudiziaria. Ho richiesto, come previsto dalla legge, che fossero svolte alcune precise indagini per cercare di recuperare elementi di prova a mio favore, che la precedente gestione delle indagini non ha consentito di acquisire, ma nulla è stato fatto”. La procura, a gennaio 2019, ha respinto infatti le richieste della difesa ritenendo le ulteriori indagini “non rilevanti ai fini degli elementi acquisiti nelle indagini preliminari”.
Tante le tessere della vicenda che il dibattimento dovrà ricomporre. Gabriele Borchi frequentava la ragazzina perché amico di famiglia, la aiutava nei compiti di scuola, la incontrava insieme ad altre persone durante gite e cene. Una frequentazione che, nelle carte dell’inchiesta, ha preso una forma diversa trasformandosi in altro e sarà il processo a dire in cosa.
Borchi attende con serenità il processo: “Non so spiegarmi perché ma, nonostante tutto, continuo a credere nella giustizia”.

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