Quattro ore di discussione serrata, altre due di camera di consiglio e poi la decisione del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Firenze, Francesca Scarlatti : rinvio a giudizio per Ilaria Bugetti, ex sindaca di Prato, e per Riccardo Matteini Bresci, imprenditore tessile tra i più noti del distretto, a lungo al vertice del Gruppo Colle e nome di spicco di Confindustria. L’accusa di corruzione sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha retto: ha retto l’impianto secondo il quale tra i due ci sarebbe stato un rapporto di reciproca convenienza, al punto da essere definito ‘patologico’, fatto, secondo gli inquirenti, di scambi e favori in ragione del ruolo di ciascuno. Presente in aula Bugetti, arrivata a passo spedito, ‘protetta’ da uno dei suoi avvocati per ridurre l’esposizione alle telecamere e ai flash.
Il processo, che già si annuncia come uno dei più complessi e delicati per i suoi risvolti sulle dinamiche della città, comincerà il 13 gennaio. Respinta l’eccezione della competenza territoriale sollevata dai difensori (Nicola Badiani e Salvatore Tesoriero per Bugetti, Melissa Stefanacci per Matteini Bresci) che chiedevano di trasferire il dibattimento a Prato.
L’inchiesta dei sostituti antimafia Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi si abbattè sulla città come e più di un terremoto, nell’estate 2025. Ad appena un anno dalle elezioni, Ilaria Bugetti rassegnò le dimissioni mentre Matteini Bresci finì in un nuovo vortice giudiziario a poca distanza di tempo dal patteggiamento per lo stesso reato – corruzione – in concorso con l’allora comandante della Compagnia dei carabinieri di Prato, Sergio Turini.
Solo le dimissioni evitarono gli arresti domiciliari a Ilaria Bugetti, descritta nelle carte come “un pubblico ufficiale compromesso e ricattabile”. L’inchiesta scaturì dalla costola di un’altra indagine, non ancora conclusa ma anche quella delicatissima, su presunti rapporti tra politica e comunità cinese. Da alcune intercettazioni, emersero le relazioni tra Bugetti e Matteini Bresci già dai tempi in cui lei era consigliera regionale Pd. Al centro i finanziamenti delle campagne elettorali e i voti che l’imprenditore avrebbe reperito anche in ambienti massonici, in cambio di interessamenti utili ai suoi affari.
Con l’ex sindaca e con l’imprenditore, rinviati a giudizio anche Alessio Bitozzi, funzionario del consorzio ‘Progetto Acqua’ (avvocato Luca Bisori), e Enrico Claudio Cini (avvocato Luca Betti), amministratore unico della Broker Techno, società inserita nella galassia del Gruppo Colle.
Entrambi sono accusati di aver avuto un ruolo nel rapporto tra i due imputati principali. Bitozzi avrebbe fatto da ponte tra i due per una autorizzazione funzionale agli interessi dell’imprenditore che, trovandosi agli arresti domiciliari, non poteva condurre personalmente le sue trattative. L’autorizzazione era quella relativa all’utilizzo del terreno pubblico ‘ex Memorino’ come stoccaggio delle terre di scavo provenienti dal cantiere della fognatura industriale a cui Matteini Bresci, in qualità di consorziato, teneva particolarmente.
Cini è stato invece datore di lavoro Di Bugetti fin dal 2016 (all’epoca lei era consigliera regionale) avendola assunta con un contratto part time che, secondo la procura, era fittizio seppure regolarmente retribuito. Cini deve rispondere di concorso in frode nei confronti dello Stato per la cassa integrazione della quale usufruì Bugetti nel periodo Covid. Un contratto di lavoro al centro di discussioni anche fuori dall’ambiente giudiziario perché non dichiarato in modo trasparente alla Regione. (nt)
FIRENZE - CORRUZIONE: RINVIO A GIUDIZIO PER EX SINDACA E IMPRENDITORE
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