Una o più persone sarebbero rimaste all’imbocco di vicolo Monte Pio, a Siena, fino all’ultimo respiro di David Rossi, con la possibile funzione di controllare che nessuno entrasse e si avvicinasse al corpo per dare soccorso, quando forse c’era ancora margine per salvarlo dalla morte. È quanto emerge dalla perizia del Ris dei Carabinieri sulle ombre visibili nei filmati della videosorveglianza della sera del 6 marzo 2013, quando l’ex capo della comunicazione di Mps precipitò dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca.
La Commissione parlamentare d’inchiesta, specie con le ultime perizie, si è orientata per la tesi dell’omicidio e ritiene che le nuove risultanze possano contribuire a ricostruire il ruolo di eventuali persone presenti nel vicolo e a chiarire se abbiano ostacolato i soccorsi. La relazione, 74 pagine, individua 12 macro-sequenze, tra le 20:04 e le 20:14 di quella sera, caratterizzate da attenuazioni della luminosità sulla parete in marmo bianco in fondo al vicolo, in corrispondenza del passaggio delle automobili in via dei Rossi. Fenomeni che, secondo gli accertamenti del Ris, non sarebbero riconducibili ad artefatti visivi, difetti digitali o disturbi di compressione, ma compatibili con l’interposizione di corpi opachi di forma antropomorfa, verosimilmente persone, tra i fari dei veicoli e la parete.
La verifica sperimentale, condotta il 22 giugno 2026 attraverso rilievi tridimensionali con laser scanner e la riproduzione delle condizioni di ripresa, ha individuato cinque possibili posizioni, indicate come stazioni A, B, C, D ed E, compatibili con le ombre osservate nel filmato del 2013. Dalle prime due sarebbe stata possibile una visuale diretta sul corpo di Rossi, seppure con alcune limitazioni; dalla stazione E sarebbero state visibili soltanto le estremità inferiori, mentre dalle posizioni C e D la visuale sarebbe stata impedita dallo spigolo del muro. “La novità più dirompente è che non era un passante”, ha dichiarato Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, sostenendo che la persona nel vicolo avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda e avrebbe contribuito a bloccare i soccorsi per oltre 20 minuti, quando Rossi sarebbe stato ancora vivo e soccorribile. Per Vinci, gli elementi emersi porterebbero a ipotizzare il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone: alcune avrebbero impedito l’accesso al vicolo, altre sarebbero state presenti nell’ufficio al momento in cui Rossi sarebbe stato appeso alla finestra. Il presidente ha inoltre richiamato una testimonianza resa anni fa da Antonio Muto, che avrebbe riferito all’avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci, di aver trovato più persone a impedire l’accesso al vicolo.
Un altro elemento sottolineato da Vinci riguarda la tempistica: tra la caduta e la comparsa della prima ‘ombra’ sarebbero trascorsi circa 4 minuti, intervallo compatibile, secondo il presidente della Commissione, col tempo necessario per scendere dall’ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni e raggiungere il vicolo. “Una coincidenza incredibile”, commenta Vinci. Una sagoma sarebbe poi ricomparsa dopo oltre 20 minuti, quando Rossi avrebbe cessato di muoversi, ormai deceduto, per sparire successivamente. La Commissione sta approfondendo l’ipotesi di un coinvolgimento della criminalità organizzata, con particolare riferimento alla ‘ndrangheta inserita nella Bassa Mantovana e nella Bassa Reggiana. Questa sembra la pista su cui si concentreranno i prossimi lavori dei commissari. (
SIENA - MORTE ROSSI: Ci sono 12 sequenze di ‘ombre’ compatibili
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