Un attacco hacker ai sistemi amministrativi delle Gallerie degli Uffizi, avvenuto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, è al centro di una polemica che coinvolge sicurezza digitale, gestione del patrimonio culturale e confronto politico. Dopo le notizie circolate sulla stampa nazionale, la direzione del museo ha diffuso una lunga precisazione per smentire diversi aspetti ritenuti inesatti o fuorvianti.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e rilanciato da agenzie di stampa, l’attacco informatico avrebbe interessato l’intero polo museale fiorentino — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — consentendo ai pirati informatici di sottrarre dati sensibili relativi ai sistemi interni, con possibili ricadute sulla sicurezza delle sedi e delle opere custodite. Tra le informazioni che sarebbero finite nelle mani degli hacker figurerebbero, secondo queste ricostruzioni, accessi ai server amministrativi e materiali del gabinetto fotografico, oltre a mappe interne e riferimenti agli apparati di sicurezza.
Sempre secondo tali ricostruzioni, sarebbe stata avanzata anche una richiesta di riscatto, arrivata direttamente sul telefono personale del direttore delle Gallerie, Simone Verde, mentre l’attacco avrebbe provocato il blocco temporaneo di alcuni servizi amministrativi. Sulla vicenda sono al lavoro la Procura e la polizia postale, con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
Di segno opposto la versione della direzione delle Gallerie degli Uffizi, che in una nota esclude danni, furti di password o accessi ai sistemi di sicurezza e afferma che non ci sono prove del possesso, da parte degli hacker, di mappe degli apparati interni. La sostituzione delle telecamere era già programmata dal 2024, mentre il trasferimento dei gioielli del Tesoro mediceo nei caveau della Banca d’Italia rientrerebbe nei lavori di riallestimento del museo. Anche alcune porte interne sono state chiuse per adeguamenti legati al piano antincendio e alla sicurezza degli spazi storici. Nessuna perdita, infine, per il server fotografico: i rallentamenti amministrativi sarebbero stati dovuti solo al ripristino dei backup.
Nel frattempo il caso è arrivato anche in Parlamento. Il gruppo del Partito Democratico alla Camera ha presentato un’interrogazione chiedendo chiarimenti al ministro della Cultura Alessandro Giuli sugli effetti dell’attacco e sugli investimenti destinati al rafforzamento della sicurezza digitale delle istituzioni culturali. La Fp CGIL invece torna a chiedere l’aumento del personale, oltre alla realizzazione di nuove misure di sicurezza per fronteggiare eventuali attacchi fisici al museo. In questo senso, emblematico è stato il furto avvenuto nella notte tra il 22 e 23 marzo alla Fondazione Magnani Rocca a Parma, dove sono state trafugate opere di Cezanne, Renoir e Matisse per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.
FIRENZE - ATTACCO HACKER AGLI UFFIZI, LA RICOSTRUZIONE
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