Si cerca di provare a vedere il bicchiere “mezzo pieno” nell’Italia attanagliata dai rincari innescati dalle crisi esterne. E su questo terreno si concentrano le prime prove di campagna elettorale, mentre la riforma elettorale del centrodestra dovrà, con ogni probabilità, passare il vaglio della Corte costituzionale. La Festa dell’ottimismo del Foglio fa sfilare sul palco la politica e la mette ancora una volta davanti al test più delicato, quello dell’Ucraina, Con Guido Crosetto che benedice la “postura” di Elly Schlein, mentre Chiara Appendino – a segnare la distanza ancora non colmata tra dem e M5s – ribadisce il “no” a una “economia di guerra”. E Paolo Gentiloni che invoca ancora una volta una posizione “chiara” del suo partito perché sul sostegno a Kiev “non si può transigere”.
Anche quest’anno “il filo sono le stelle, la bandiera dell’Europa, e il giallo e blu della bandiera dell’Ucraina che è elemento chiaro per capire dove i nostri cuori devono battere”, dice dal palco il direttore Claudio Cerasa, che ha ospitato ministri ed ex ministri (c’è anche Luigi Di Maio), centrodestra e centrosinistra (a chiudere Roberto Occhiuto e Matteo Renzi), alla kermesse che ha raggiunto la sua decima edizione.
C’è spazio a Firenze anche per la novità di Roberto Vannacci, che ha “lo zero per cento” di possibilità, a oggi, di entrare nella coalizione di centrodestra, come assicura il presidente del Senato Ignazio La Russa. Crosetto liquida la domanda con il suo oramai abituale “non ne ho mai parlato e continuo così”. Raffaele Fitto si scuda con il ruolo europeo (“dal mio osservatorio non posso entrare nelle dinamiche nazionali”), salvo poi specificare che il confine “estone o finlandese” è quello “europeo” e bisogna sul punto mantenere una posizione “netta e chiara”. Anche Matteo Piantedosi, che risponde evasivo sul suo futuro, puntualizza che uno spazio per l’ex generale nel centrodestra ha chance “pari a zero”. Anche perché con l’operazione che Fratelli d’Italia sta chiudendo con Sud Chiama Nord, come puntualizza lo stesso Cateno de Luca, può rendere “ininfluente” Futuro nazionale.
Intanto c’è da vedere se la riforma, Melonellum o Stabilicum che dir si voglia, sarà giudicata costituzionale. I “binari” per valutarla, se qualcuno “adirà alla Corte”, spiega il presidente Giovanni Amoroso, sono i “principi” indicati nelle due sentenze sulla legge Calderoli, il cosiddetto Porcellum, e sull’Italicum dei tempi di Matteo Renzi, mai in realtà applicato.
La nuova legge elettorale arriverà con ogni probabilità sul tavolo della Corte prima delle prossime politiche. “Il presidente della Repubblica l’ha promulgata in meno di 24 ore”, osserva La Russa, convinto che non ci saranno intoppi. La firma rapida, secondo il presidente del Senato, “significa che non ci sono evidenti motivi di incostituzionalità” e “se Sergio Mattarella avesse avuto dubbi “ci avrebbe riflettuto di più”. Peraltro anche per l’ex presidente della Consulta Giuliano Amato è convinto che la riforma elettorale “possa funzionare”, perché non si può fare “il vecchio gioco del Pc, non mi piace quindi è anticostituzionale”. Fatto salvo il numero delle firme che “è ai margini dell’irragionevolezza”. Le nuove formazioni, peraltro, già si stanno organizzando coi prestiti per creare componenti in Parlamento: in campo non c’è solo De Luca che la annuncerà martedì, supportato dall’ex FdI pronto a rientrare Manlio Messina e dall’attuale commissario dei meloniani in Sicilia Luca Sbardella. Si stanno muovendo anche il Progetto civico di Alessandro Onorato e Più uno di Ernesto Maria Ruffini e di Franco Gabrielli). Tutto si sta preparando, insomma, mentre manca ancora la data del voto. Si potrebbe arrivare, a scadenza naturale, “fin sotto Natale”, ma “penso che si voterà ad ottobre”, dice ancora La Russa portando avanti la narrazione ufficiale del centrodestra. Ma a taccuini chiusi nessuno è davvero pronto a scommetterci.
FIRENZE - FESTA DEL FOGLIO: CENTRODESTRA CHIUDE AD ALLEANZA CON VANNACCI
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