TOSCANA - LEGGE ELETTORALE, VIA I COLLEGI UNINOMINALI

Alessio Poggioni
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Cambiano ancora le regole del gioco. La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale. Il testo, che ora dovrà essere promulgato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore, sostituisce il Rosatellum con un sistema proporzionale e un rilevante premio di maggioranza.
La principale novità è che vengono eliminati i collegi uninominali. Se una lista o coalizione raggiunge almeno il 42 per cento dei voti in entrambe le Camere, ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato; sotto quella soglia, o se il risultato differisce tra i due rami del Parlamento, i seggi vengono distribuiti proporzionalmente. Le liste dovranno superare il 3 per cento per entrare in Parlamento.
Per la Toscana il numero degli eletti resta invariato: 24 deputati e 12 senatori. Cambia però il modo in cui saranno scelti. Secondo la le prime ricostruzioni, alla Camera 20 seggi toscani saranno assegnati con il proporzionale e quattro attraverso il premio; al Senato la ripartizione sarà di dieci seggi proporzionali e due legati al premio. Se nessuno raggiungerà la soglia prevista, tutti i seggi saranno assegnati con il proporzionale. Per questo, è molto probabile che i parlamentari toscani uscenti correranno per una ricandidatura, e il quadro potrebbe modificarsi di poco.
La scheda consentirà di esprimere fino a tre preferenze, ma il capolista resterà bloccato e scelto dai partiti. Le preferenze dovranno alternare candidati di genere diverso. La legge non prevede più una quota di genere per i capilista: è uno dei punti contestati dalle opposizioni. I partiti privi di rappresentanza parlamentare dovranno inoltre raccogliere più firme per presentare le liste: da 6.000 a 7.000 per collegio, secondo la ricostruzione di Pagella Politica.
È su questo terreno che si inserisce la critica di Federico Gianassi, deputato del Partito democratico e segretario del Pd fiorentino. «Una forzatura scandalosa» l’ha definita, accusando Governo e maggioranza di cambiare le regole «a pochi mesi dal voto» per convenienza politica. “Mentre restano aperti problemi come salari, sanità, trasporti e casa, – ha detto – la maggioranza si concentra sulla legge elettorale. «Siamo pronti a confrontarci nel Paese e nelle urne», ha concluso.

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