“Si esclude in modo oggettivo e inequivocabile la presenza di patologie mentali o quadri depressivi maggiori, non abbiamo trovato nessuna traccia anamnestica circa disturbi psichiatrici; il dottor David Rossi, è un dato certo, non ha mai avuto alcuna compromissione circa il suo funzionamento psichico”. Lo ha detto lo psicologo forense Edoardo Genovese di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte dell’ex capo comunicazione di banca Mps, illustrando la relazione di consulenza tecnica psicologica-forense e di medicina legale redatta insieme al dottor Robbi Manghi su incarico della stessa commissione.
“Nessun elemento è emerso circa possibili fattori di ritiro sociale, di scarso rendimento in ambito professionale, di mancanza di progetti a breve, medio e lungo termine, e soprattutto non è emerso alcun elemento di distacco relazionale e affettivo con le persone a lui più care” ha spiegato Genovese. “Non abbiamo rilevato alcuna compromissione del suo funzionamento psichico; se escludiamo un disturbo psichiatrico come fattore di rischio o di allarme, come si inquadra il vissuto di Rossi nei giorni prima della tragica morte?” si è domandato lo psicologo forense spiegando poi: “c’è stato un punto di discontinuità emotiva e comportamentale collegato alla perquisizione subita il 19 febbraio e alle vicenda Mps, in questo contesto di sollecitazione emotiva si collocano le note condotte autolesive superficiali, i taglietti sui polsi per capirsi, ma anche la nota mail del 4 marzo 2013 recante ad oggetto ‘help’ e dal contenuto ‘stasera mi suicido’ e poi i famosi bigliettini rinvenuti nel suo ufficio”.
SIENA - MORTE ROSSI, IL PARERE: “NESSUN ELEMENTO PER SUICIDIO”
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