Raffaele Palmisano è il cappellano del carcere minorile di Firenze. Ma segue i “suoi” ragazzi anche fuori. Con la sua parrocchia di Santa Maria a Ricorboli, attraverso L’Associazione Il Raggio e altre realtà del territorio, gestisce percorsi di inserimento socio terapeutico, che comprendono sia l’avviamento al lavoro che – forse ancora più importante – l’inserimento in una mentalità lavorativa. Attraverso ad esempio la gestione dell’orto sociale o, in accordo con il Comune, dell’oliveta di Villa Rosciano. E’ in questa realtà, silenziosa ma inesorabile, che la Sindaca Funaro e il Vescovo di Firenze Gambelli hanno deciso di trascorrere il pranzo di Ferragosto. Il carcere minorile di Firenze soffre, come gli altri in Italia, di sovraffollamento e ospita diverse persone in più dei 17 posti disponibili. Il 9 metri quadrati minimi che la legge assegnerebbe a ogni detenuto sono un miraggio. Più di un report parla di reati in aumento tra i minori ma negli occhi e nel cuore di Don Palmisano sempre ragazzi sono e la responsabilità dell’incremento dei numeri in carcere è soprattutto della legge che ha allontanato il concetto di carcere come ultima ratio almeno per i minori. Altro problema che sottolinea Palmisano riguarda gli stranieri che rappresentano circa il 60-70% delle presenze nel carcere minorile. Una volta usciti si ritrovano privi di diritti e spesso costretti a interrompere i percorsi intrapresi. E se gli chiediamo quale è la ricetta “breve” per insegnare la legalità la sua risposta è chiara: “dare fiducia”
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