Tra i capolavori della Basilica di Santa Croce un posto d’onore ce l’ha sicuramente la cappella Bardi che nel Trecento Giotto, ormai nella sua fase artistica più matura, ha affrescato con le storie di San Francesco. Spiritualità e concretezza terrena. Sia del “Poverello di Assisi”, del quale quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte, sia del pittore, tra i primi a costruire un racconto attraverso – anche – le emozioni dei personaggi. Ecco ora questo gioiello è stato restaurato dopo quattro anni di lavoro dall’Opificio delle pietre dure. Riemergono i colori, i volti (la diagnostica e gli studi durante il restauro spiegheranno anche come lavorava Giotto e quali parti erano di sua mano e quali consegnava ai suoi collaboratori), particolari che il restauro degli anni ’50 aveva reinterpretato. Un lavoro lungo e difficile quello dell’Opificio, avvenuto 70 dopo l’ultimo restauro. Nel frattempo polvere, fenomeni legati all’estrazione dei sali governati in corso d’opera, persino un’alluvione. Tra le decisioni prese anche quella di come trattare le lacune di un ciclo molto sofferto, con porzioni scomparse per sempre e altre abrase.
FIRENZE - GIOTTO: SAN FRANCESCO TORNA A SPLENDERE NELLA CAPPELLA BARDI
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