Sudd Cobas torna davanti ai cancelli di Euroingro, centro di distribuzione che con i suo i cento negozi è tra i più grandi d’Europa, per protestare contro il licenziamento del primo lavoratore sindacalizzato che è riuscito a ottenere il riconoscimento di tutti i suoi diritti. L’uomo, pachistano come molti degli iscritti al sindacato autonomo, ha ricevuto la lettera di licenziamento nelle settimane scorse dal titolare che gli ha comunicato la chiusura dell’attività a causa del calo di lavoro. “Una finta chiusura – denuncia Bianca Cortini – il negozio ha solo cambiato ragione sociale e nome, senza mai fare un giorno di stop e mantenendo lo stesso titolare, gli stessi operai, gli stessi clienti, le stesse commesse. Un modo per disfarsi di chi è riuscito a conquistare i propri diritti”.
Il sindacato ha scritto all’amministratore di Euroingro affinché intervenga e, naturalmente, ha scritto anche alla società che ha licenziato: “Una società che di fatto non esiste più – spiega Cortini – e che non ha mai risposto”.
Non è la prima volta che Sudd Cobas arriva con la propria protesta davanti a Euroingro: già lo scorso marzo era stato proclamato uno sciopero in difesa di un lavoratore prima contrattualizzato e poi licenziato, e ancora prima, a novembre 2025, l’aggressione al picchetto sindacale con il ferimento di due agenti della Digos e il fermo di tre imprenditori cinesi. Episodi a cui si aggiunge quello di un operaio tenuto nascosto sotto chiave dentro un container durante un controllo. “Chiediamo a Euroingro che assuma una posizione chiara contro le condizioni di lavoro che abbiamo ripetutamente denunciato e contro le operazioni di chiusura e riapertura che devono smettere di esistere – è stato spiegato – siamo qui a fare sciopero e continueremo a rivendicare i diritti dei lavoratori”.