LUCCA - 82-ESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI SANT’ANNA DI STAZZEMA

Rachele Campi
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La strage di 82 anni fa, la mattina del 12 agosto 1944 nel paesino di Sant’Anna di Stazzema, è una ferita che ancora sanguina, che chiede giustizia per quelle “donne, anziani, bambini, uccisi senza alcuna pietà oltraggiando e bruciando i loro corpi, calpestando ogni sentimento di umanità”. Un “simbolo dell’abisso in cui le guerre possono precipitare, cancellando la dignità dell’uomo” e “facendo prevalere l’orrore dell’annientamento”. Una strage compiuta “dai reparti delle SS, con la complicità dei fascisti”, e che nel “dovere del ricordo” sono anche monito per il presente dove “le guerre sono tornate a gettare la loro ombra sui nostri giorni”, dove “le volontà di potenza e i propositi di dominio si riaffacciano, manifestandosi in forme anche inedite”. Sergio Mattarella torna a ricordare le 560 vittime innocenti massacrate nelle campagne della provincia di Lucca.

Un crimine e le sue vittime che sono stati ricordati oggi in una partecipata cerimonia alla presenza del vicepremier e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, primo esponente del governo Meloni a presentarsi alle celebrazioni. Ma l’orazione ufficiale – che l’anno scorso fu della sindaca di Genova Silvia Salis -, è stata affidata al leader M5s Giuseppe Conte (assente oggi la segretaria del Pd Elly Schlein che però al sacrario che ricorda le vittime salì il 25 aprile scorso). Tra gli interventi anche quello del sindaco di Stazzema Maurizio Verona – che ha invitato a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda e la diffusione dei simboli del fascismo “oggi insabbiata in commissione” – del presidente dell’Associazione martiri Umberto Mancini, e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

“La nostra presenza oggi è un rinnovato atto di fede nei valori della costituzione repubblicana – ha detto Conte nella orazione -, che era, è e sarà sempre antifascista e democratica, mentre il fascismo è stato antidemocratico. Le istituzioni vanno sempre protette, non bastano le parole”, ha aggiunto per poi tirare una stoccata all’indirizzo dell’attuale maggioranza: “Chi si confessa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria. Non possiamo onorare la patria se non ricordiamo chi non si è piegato alla dittatura e per questo ha dato la vita”.

Per Tajani l’eccidio di Sant’Anna “deve insegnarci che è importante non solo commemorare una tragedia, una strage compiuta dai nazisti con la complicità dei fascisti italiani, ma deve essere anche un monito per il futuro. Perché il sacrificio di queste persone, compresi i bambini neonati, non può essere vano, deve servire a costruire la pace. Il governo vuole continuare a lavorare perché la pace possa essere sempre fonte d’ispirazione di ogni attività politica. L’Italia – ha sottolineato ancora -, che ha costruito la democrazia, difeso la libertà, proprio perché ha subito gli orrori della dittatura, deve essere sempre più portatrice di pace. Questo noi lo facciamo”.

“Sant’Anna di Stazzema è una ferita indelebile nella nostra storia. Oggi ricordiamo le vittime di quella barbarie con dolore, rispetto e profonda commozione”, commenta il presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Questa terribile pagina della nostra storia richiama tutti al dovere di respingere ogni forma di odio e violenza e di custodire i valori della pace e della libertà. La democrazia è un bene che va tutelato e difeso ogni giorno”, fa eco il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Per Schlein “la memoria dell’orrore nazifascista e dei martiri di Sant’Anna è un dovere, perché la storia non si riscrive e non si dimentica. L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è una ferita nella storia italiana ed europea che ricorda la necessità di uno sforzo quotidiano per difendere ogni giorno la democrazia, la libertà e i principi antifascisti della nostra Costituzione e della nostra Repubblica”. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli osserva che “ricordare quanto accadde il 12 agosto 1944 significa custodirne la memoria affinché continui a essere un severo monito e al tempo stesso il riconoscimento delle nostre comuni cicatrici repubblicane. Tutto ciò, sempre, in una prospettiva di concordia nazionale”.

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