PRATO - Colpi di pistola al pronto soccorso, 4 mesi di interdizione dal servizio per l’agente della penitenziaria indagato per tentato omicidio

La procura ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la misura cautelare di sospensione dal lavoro in seguito alla ricostruzione fornita dopo gli spari esplosi per fermare il tentativo di fuga di un uomo arrestato poco prima. Per gli inquirenti, la versione dei fatti sarebbe falsa
Nadia Tarantino
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All’accusa di tentato omicidio, si aggiunge quella di falso. Si aggrava la posizione dell’agente della polizia penitenziaria, in servizio al carcere di Prato, che lo scorso 16 agosto esplose tre colpi di arma da fuoco per fermare il tentativo di fuga di un 22 enne marocchino dal pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano. Il procuratore, Luca Tescaroli, spiega in un comunicato di aver ottenuto dal giudice delle indagini preliminari l’interdizione per quattro mesi dal servizio a carico dell’agente che, secondo le indagini, avrebbe aggiustato la sua versione dei fatti per “guadagnarsi l’impunità per il reato di tentato omicidio”. Stando alla ricostruzione dei fatti, avvalorata dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, le dichiarazioni dell’indagato non risponderebbero a ciò che è emerso e con collimerebbero neppure con quanto raccontato dal collega.
Il marocchino, dopo aver seminato il caos dentro il pronto soccorso pur con le manette ai polsi, tentò di allontanarsi. Il giovane era stato fermato poco prima all’esterno del carcere perché responsabile di diversi lanci oltre il muro di recinzione per recapitare droga e un telefonino ad un detenuto georgiano. Nelle fasi dell’arresto, il 22enne si era procurato delle lesioni per le quali era stato disposto il trasferimento al pronto soccorso. Qui, nella camera calda, vale a dire nello spazio in cui arrivano le ambulanze, i tre colpi di pistola esplosi dall’agente che, sostiene la procura, avrebbe commesso “due delitti di falso”: avrebbe indotto in errore il medico del pronto soccorso facendosi refertare per le conseguenze della colluttazione con il marocchino a cui però sembra non abbia preso parte; avrebbe poi spiegato, in una lettera indirizzata al comandante di reparto della direzione del carcere, di aver sparato due colpi verso l’alto e in direzione opposta a quella in cui si trovava il giovane e di averlo fatto dopo aver visto a terra il caricatore della pistola del collega e aver creduto che l’arma fosse stata sottratta. “Le immagini – si legge nel comunicato – smentiscono, secondo il giudice delle indagini preliminari, tale versione ritenuta proiettata a ottenere l’impunità per quanto commesso ai danni del magrebino. Il giudice ha reputato che l’agente ha riferito della perdita del caricatore solo il giorno successivo all’accaduto, avendo appreso tale circostanza solo successivamente”.

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