PRATO - Manette ai polsi evase dalla questura di Prato, condannato a 5 anni il ‘re’ dello smercio di droga

La condanna al termine del rito abbreviato scelto da Bobo Jang, accusato di evasione e di detenzione di droga. Quest'ultima imputazione ha riguardato anche la moglie, condannata a 2 anni e 8 mesi. La sua fuga durò quasi due mesi, fino alla cattura in Spagna
Nadia Tarantino
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Riuscì a sfilarsi le manette dai polsi e ad evadere dalla questura di Prato facendo perdere le sue tracce per quasi due mesi, fino alla cattura a Barcellona dove aveva trovato riparo al termine di un lungo girovagare per l’Europa. A distanza di un anno dai fatti, Bobo Jang, pregiudicato cinese, ritenuto punto di riferimento della criminalità orientale attiva nello smercio di droga a Prato e a Milano, è stato condannato con il rito abbreviato a 5 anni di reclusione e al pagamento di 20mila euro di multa. A suo carico anche l’accusa di detenzione di stupefacenti, stessa imputazione contestata alla moglie che è stata condannata a 2 anni e 8 mesi e a 11mila euro di multa. La coppia fu fermata l’11 luglio dello scorso anno: quel giorno la Squadra mobile rintracciò l’uomo e lo bloccò in forza di due mandati di arresto europeo per traffico di droga; con lui finì nei guai anche la moglie dopo il ritrovamento, nell’appartamento che avevano in uso, di mezzo chilo di droghe sintetiche, soldi e un passaporto falso. Pochissimo tempo dall’arresto all’evasione e di Bobo Jang non si seppe più nulla fino al primo settembre quando fu arrestato a Barcellona. Decisive le indagini tecniche della Squadra mobile, del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e la collaborazione delle autorità spagnole. Indagini tecniche che si sono sviluppate lungo tutto l’articolato tragitto compiuto dal Bobo Jang durante le settimane di latitanza: Belgio, Spagna, di nuovo Belgio e di nuovo Spagna, poi Francia e infine il ritorno in Spagna e la sistemazione in un quartiere residenziale di Barcellona. Spostamenti continui che Bobo Jang ha fatto – spiega la procura – con documenti falsi e con identità sempre diverse. A fornire supporto logistico, aiuto, appoggi e protezione è stata la vasta rete di fiancheggiatori su cui il boss ha potuto contare: ne è certo il procuratore che ha avviato indagini specifiche.
Bobo Jang ha confermato di essere un criminale di primo livello. Una conferma, appunto: in Italia da una decina d’anni,  si è ben presto distinto per il rifornimento di droga ai connazionali titolari di locali karaoke dove il consumo di sostanze è talvolta  incluso nel prezzo. Nel 2024 fu trovato in possesso di stupefacenti, armi, attrezzi da scasso. Nei suoi telefonini una miriade di contatti con cinesi dediti alla contraffazione di documenti, di marchi di lusso, spaccio di droga. Per l’uomo si tratta della seconda condanna in pochi mesi: per reati inerenti il traffico di stupefacenti, infatti, è recente la condanna a tre anni e mezzo, sempre del tribunale di Prato.  

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