FIRENZE - Quel 4 novembre 1966, quando l’Arno invase Firenze

Maria Teresa Rabotti
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Il 4 novembre 1966 Firenze fu colpita da una delle più gravi tragedie della sua storia. Dopo giorni di piogge incessanti, l’Arno straripò, sommergendo gran parte della città e provocando 36 vittime, oltre a un numero imprecisato di dispersi. L’acqua raggiunse in alcune strade i cinque metri di altezza, trasformando Firenze in un enorme lago di fango, nafta e detriti. La piena causò danni enormi al patrimonio artistico e culturale: circa 1.200 opere d’arte furono danneggiate, tra cui il celebre Crocifisso di Cimabue. Anche la Biblioteca nazionale e il Gabinetto Vieusseux subirono perdite gravissime, con centinaia di migliaia di libri sommersi dall’acqua. Molti cittadini persero le proprie abitazioni e attività commerciali. In una città isolata, senza luce e comunicazioni telefoniche, il sindaco Piero Bargellini lanciò un appello alla popolazione attraverso la radio, chiedendo aiuto e invitando alla calma. Quando le acque iniziarono a ritirarsi, lasciarono dietro di sé uno scenario di distruzione e disperazione. Ma da quella tragedia nacque anche una straordinaria mobilitazione internazionale. Migliaia di giovani volontari provenienti da tutto il mondo raggiunsero Firenze per aiutare a salvare libri, opere d’arte e ricordi sommersi dal fango. Furono chiamati Angeli del fango, un nome che ancora oggi rappresenta la solidarietà, il coraggio e la speranza. Tra i volontari ci furono dai futuri cardinali Giuseppe Betori e Gualtiero Bassetti a Pierluigi Bersani, da Joan Baetz a Francesco De Gregori. L’alluvione del 1966 rimane una ferita profonda nella memoria di Firenze, ma anche un simbolo della capacità di una comunità di rialzarsi e ricostruire il proprio futuro grazie all’aiuto e alla solidarietà di tante persone.

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