Stop improvviso al processo in corso a Firenze a carico di Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna accusato di aver sviato le indagini sui mandanti esterni delle stragi del ’93 e calunnia e per il quale i pm antimafia hanno chiesto la condanna a 8 anni di reclusione. L’imputato, collegato da remoto, ha accusato un malore ed è stato ricoverato per accertamenti. Dopo la pausa pranzo, i carabinieri della caserma dalla quale era collegato, lo hanno trovato disteso a terra in stato di incoscienza e hanno immediatamente attivato i soccorsi. Il processo è stato sospeso e rinviato al 14 dicembre quando prenderà nuovamente la parola l’avvocato Roberto Ventrella per concludere la sua arringa dopo le oltre tre ore di stamani per poi lasciare spazio al collega, Luca Bellezza.
Il processo è ormai alle battute finali per l’uomo balzato agli onori della cronaca per aver annunciato con settimane di anticipo la cattura del boss Matteo Messina Denaro, e ancor prima per aver gestito la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss di Brancaccio. Per la direzione distrettuale antimafia di Firenze, Baiardo è stato “il megafono dei Graviano” da più di 30 anni al carcere duro, condannati anche per le stragi del ’93. Per loro conto si sarebbe mosso per screditare i collaboratori di giustizia e confondere gli inquirenti che – siamo nel 2022 – stavano indagando su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri quali presunti mandanti esterni (inchiesta poi archiviata). Obiettivo, secondo l’accusa: tutelare gli interessi dei Graviano allontanando i sospetti su un presunto patto stragista tra Cosa Nostra e Berlusconi e Dell’Utri ritenuti, in quel momento, ancora “funzionali all’organizzazione”. Centrale, nel processo, è la famosa foto da cui è scaturita l’accusa di calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti. Una foto del 1992 con tre persone al tavolino di un bar: Silvio Belusconi, il generale Francesco Delfino e Giuseppe Graviano, all’epoca ancora latitante. Giletti dice di aver visto quello scatto, Baiardo nega che sia mai esistito. I suoi avvocati hanno gettato dubbi sui ricordi del giornalista, poco aderenti alle dichiarazioni di diversi testimoni sentiti sul punto. A carico di Baiardo anche un’altra calunnia ai danni di Giancarlo Ricca, ex sindaco di Cerasa. Nelle quasi quattro ore di arringa, l’avvocato Ventrella ha puntato a escludere l’aggravante mafiosa che pesa sull’imputato.
FIRENZE - MAFIA, STOP A PROCESSO BAIARDO: MALORE PER IMPUTATO
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