Questo triangolo non è l’inizio di una lezione di geometria, ma l’incrocio in cui si trova l’economia toscana. Se imbocca l’asse A, favorendo rendita e terziario povero, è destinata alla marginalizzazione, se invece sceglie i lati B e C, tra servizi avanzati e industriali integrati e innovazione, getta le basi per una nuova manifattura. Lo schema è contenuto nello studio degli economisti Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto presentato ieri a un anno dal manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana che ha avuto il merito di aver messo il tema al centro della discussione politica. Le strade da seguire puntano dritto all’Europa ma bisogna fare presto. Tra i punti deboli su cui lavorare troviamo una dinamica degli investimenti fiacca, i costi energetici, i ritardi sull’intelligenza artificiale e il lavoro con un disallineamento tra domanda e offerta e un’età media degli imprenditori e degli occupati troppo alta. Il ruolo delle istituzioni pubbliche è essenziale ma deve concentrare i propri interventi su assett strategici.
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