“Tu quoque Brute fili mi”. Nessun’altra citazione storica può descrivere in maniera più calzante quello che sta accadendo a Siena. La decisione della Fondazione di Mps di votare a favore dell’opas di Intesa che implica lo smembramento della banca più antica del mondo, ha proprio il sapore del tradimento. Quello che fa più male perché arriva da chi – per storia, radici e natura – dovrebbe tutelare il territorio di cui è espressione e di cui è stato padrone incontrastato fino al crollo della banca e ai successivi salvataggi statali. Certo, è solo un tradimento simbolico dato che l’ente ormai ha solo lo 0,2% del capitale, ma fa rumore perchè si contrappone all’attivismo di Comune, Provincia e Regione che per fermare Intesa hanno anche scritto alla commissione europea per segnalare gli effetti sulla concorrenza dell’operazione di Intesa. Ricordiamo infatti che se l’opas andasse a buon fine una parte degli sportelli Mps verrebbe venduta a Unipol che la unirebbe a Bper fondando un nuovo polo bancario dal cui nome verrebbe cancellata anche la parola Siena. Un’eventualità che appare sempre più probabile. In queste settimane Intesa ha incassato il sì dei grandi soci di Mps come Delfin, Benetton e Caltagirone, a cui in queste ore si stanno aggiungendo anche alcuni fondi di investimento. Significa che all’assemblea dei soci del 29 ottobre, questo fronte che è attorno al 33% del capitale, voterà no alle due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali che l’ad di Mps Luigi Lovaglio, ha messo in piedi per fermare Intesa. Per farle passare deve ottenere il via libera dei due terzi dei voti dell’assemblea. Un traguardo che con l’allargamento dei favorevoli a Intesa, si allontana ogni giorno di più. Il voltafaccia della Fondazione, che dovrebbe essere formalizzato alla riunione della deputazione di venerdì prossimo, come detto sposta pochissimo ma fa male perchè arriva da chi fino a pochi anni fa era la testa, il cuore e il portafoglio di Siena. La politica locale chiede chiarezza su una decisione che appare autolesionistica, a meno che quel sì non abbia una contropartita vera da parte di Intesa. Cosa che al momento non è emersa.
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