La legge 106 del 2024 introduce i docenti di italiano per stranieri (cosiddetti A23), previsti fino a quel momento solo nel Cpia (centri provinciali per l’istruzione degli adulti) anche nelle scuole secondarie in classi con almeno il 20 per cento di alunni con livello di italiano inferiore all’A2 (quello della sopravvivenza, diciamo). Ma, è la denuncia dei sindacati, non era previsto alcun investimento dedicato da parte del Ministero, le cattedre per gli A23 dovevano essere recuperate nell’ambito dell’organico nazionale. Spieghiamo meglio. Il personale docente della scuola si può dividere in tre tronconi: gli insegnanti “classici” diciamo, quelli di sostegno e quelli di potenziamento (introdotti dal Governo Renzi). Ecco, gli insegnanti A23 non sono cattedre in più ma vengono “pescate” dal bacino del potenziamento. Dovevano essere 937 in tutta Italia e subito dopo l’annuncio sono scesi a 762. In Toscana erano 84 lo scorso anno scolastico e saranno 44 il prossimo. La metà. Il bisogno però c’è eccome soprattutto alle superiori e negli istituti tecnici. Ci sono scuole in Toscana con il 70% di studenti stranieri. A Prato uno studente su tre è straniero, c’è uno dei tassi di dispersione scolastica più alti tra le grandi città italiane: undici ragazzi su cento lasciano gli studi o restano indietro e ogni anno più di cinquecento giovani abbandonano la scuola. Proprio a Prato per l’anno scolastico 2026/2027 erano previsti 26 insegnanti, ne arriveranno 19. Proprio partendo dal caso pratese i deputati dem Christian Di Sanzo Marco Furfaro e Irene Manzi, responsabile scuola del PD avevano presentato più di un mese fa un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione Valditara su questa carenza ma senza ottenere risposta. Ci sono poi casi in cui oltre al danno si aggiunge la beffa per alcuni insegnanti. Come il caso di Margherita, insegnante ad Arezzo appena diventata di ruolo. Aveva anche vinto un concorso ma vi ha rinunciato per insegnare italiano agli stranieri convinta di restare almeno per tre anni. Ma nonostante non ci siano stati cali nelle iscrizioni a fine aprile le è stato comunicato che a causa del taglio delle cattedre (piuttosto consistente anche ad Arezzo) dovrà trasferirsi in altra scuola a una mezzoretta di distanza. Cosa che farà. Ma non essendoci stato un criterio o delle motivazioni chiare, cosa succederà ad aprile dell’anno prossimo? Come si fa in queste condizioni – si chiede – a crearsi un progetto di vita personale e lavorativo con gli studenti di cui ci si prende cura? Domande che hanno ricevuto risposta.
TOSCANA - IN TOSCANA DIMEZZATI GLI INSEGNANTI DI ITALIANO PER STRANIERI
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