Nonostante la condanna all’ergastolo, Giuseppe Graviano continua a dirsi estraneo all’attentato del 27 maggio 1993 ai Georgofili a Firenze, e lo stesso dice per il precedente a Roma, fallito, contro il giornalista Maurizio Costanzo, e per i successivi a Milano e ancora a Roma. Il boss di Cosa Nostra, arrestato a Milano nel 1994 dopo dieci anni di latitanza, condannato a sei ergastoli anche per le stragi di Capaci e di via D’Amelio e come mandante dell’omicidio del prete antimafia don Pino Puglisi, sarà domani tra i testimoni del processo in corso a Firenze a Salvatore Baiardo, il gelataio condannato in via definitiva per averlo aiutato durante gli anni della latitanza con tanto di viaggi e vacanze, imputato di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione mafiosa e di calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti a cui, due mesi prima che accadesse, predisse la cattura di Matteo Messina Denaro, latitante da più di trent’anni. Un uomo, Baiardo, ritenuto anche per questo custode dei segreti di Cosa Nostra e accusato, in questo processo, di mentire quando nega di aver mostrato a Massimo Giletti la foto di un incontro, nei primi anni ’90, tra Silvio Berlusconi, Giuseppe Graviano e il generale dei carabinieri Francesco Delfino. Quella foto esiste? Giletti dice di sì sottolineando che riconobbe Berlusconi e Delfino in compagnia di un’altra persona che il gelataio gli disse essere Graviano, Baiardo dice che no, quella foto è un’invenzione. Un elemento, la foto, centrale in tutto il processo: la procura di Firenze è convinta che esista ma sull’autenticità non è possibile dire nulla, naturalmente. Perché centrale? Perché i pm antimafia cercano riscontri concreti ai presunti rapporti di Cosa Nostra con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ritenuti i mandanti occulti delle stragi ma per i quali il giudice delle indagini preliminari di Firenze ha disposto l’archiviazione per la mancanza di prove di contatti diretti.
FIRENZE - MAFIA, PROCESSO BAIARDO: ATTESA PER TESTE GRAVIANO
LIVE
1