Otto anni di reclusione: questa la richiesta della procura antimafia di Firenze per Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna già condannato per aver favorito e gestito la latitanza dei boss di Cosa Nostra Giuseppe e Filippo Graviano, e ora chiamato a rispondere di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e di calunnia ai danni del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. I sostituti Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio hanno condotto una requisitoria di sei ore nella quale hanno definito Baiardo, noto alle cronache per aver preannunciato la cattura di Matteo Messina Denaro, “megafono di Cosa Nostra” e voce esterna degli interessi di Giuseppe Graviano, dal 1994 al carcere duro. L’imputato, difeso dagli avvocati Roberto Ventrella e Luca Bellezza, ha seguito l’udienza collegato da remoto. Un processo sul quale si sono accesi i riflettori mediatici per le pesanti ombre e i richiami legati alle stragi del ’93 ai presunti intrecci finanziari tra ambienti mafiosi e Silvio Berlusconi all’epoca in cui ancora non era un personaggio politico ma solo un imprenditore in forte ascesa.
Baiardo è accusato di aver agevolato Cosa Nostra delegittimando i collaboratori di giustizia, screditando i giornalisti d’inchiesta e sviando le indagini in corso su Berlusconi e su Marcello Dell’Utri indagati nell’inchiesta – poi finita con l’archiviazione – sui presunti mandanti esterni delle stragi ma, è stato ribadito dai pm, ancora funzionali alle esigenze di Cosa Nostra. Al centro dell’azione di Baiardo una foto che non è stata mai trovata e sulla cui autenticità non è stata fatta ancora chiarezza, una foto nella quale ci sarebbero Silvio Berlusconi, il generale Francesco Delfino e Giuseppe Graviano latitante. Giletti dice di averla vista dalle mani di Baiardo, Baiardo nega. Una foto che diventa centrale perché, hanno spiegato i pubblici ministeri, avrebbe veicolato all’esterno, messaggi dal contenuto ricattatorio per possibili rivelazioni sui rapporti tra Berlusconi e Graviano la cui famiglia, insieme ad altre siciliane, avrebbe finanziato l’espansione imprenditoriale con una ventina di miliardi di vecchie lire negli anni ’70, e poi con la convergenza di voti su Forza Italia dopo le dimissioni del Governo in carica indebolito dalla stagione stragista. Mercoledì le arringhe della difesa.
FIRENZE - I PM ANTIMAFIA CHIEDONO 8 ANNI PER BAIARDO
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