È morto nel carcere di Livorno, prima di poter usufruire degli arresti domiciliari che gli erano stati concessi appena il giorno precedente. La vittima è Angelo Giannini, 55 anni, originario di Bari, detenuto da oltre due anni e mezzo e gravemente malato.
A rendere nota la vicenda è il suo legale, l’avvocato Saverio Ingraffia. Giannini era stato condannato in primo grado a dieci anni e otto mesi di reclusione per reati associativi di tipo mafioso, nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno, che nel marzo 2024 aveva fatto emergere un presunto intreccio tra mafia, politica e affari a Bari.
L’uomo soffriva di gravi patologie, tra cui una cardiopatia ischemica postinfartuale e una precedente embolia polmonare. Condizioni che, secondo la difesa, erano incompatibili con la detenzione e per le quali erano state presentate diverse istanze di scarcerazione.
Ora la famiglia ha presentato un esposto alla Procura di Livorno, chiedendo l’autopsia per chiarire le cause della morte e verificare l’adeguatezza delle cure ricevute in carcere.
LIVORNO - MORTO NEL CARCERE DI LIVORNO: CHIESTA L’AUTOPSIA
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