Se n’è andata nella notte, Emma Bonino, all’età di 78 anni, dopo giorni che le sue condizioni di salute, già precarie erano precipitate. E l’orologio del paese ha arrancato per qualche secondo, per la scomparsa di una delle donne più rappresentative, coriacee, importanti della vita politica e sociale dell’Italia contemporanea.
Emma Bonino, una vita in prima linea per i diritti civili, per la libertà e per un’idea laica e liberale della cosa pubblica. Una storia che, per un tratto decisivo, passò anche dalla Toscana e da Firenze.
Fu qui, in un certo senso, che iniziarono le sue battaglie. Nel 1974,quando aveva 26 anni, restò incinta, nonostante le avessero detto che non avrebbe potuto avere figli. In Italia l’aborto era ancora un reato, ma Bonino era decisa a non portare avanti la gravidanza. Di fronte a tanti no, scoprì proprio a Firenze la clinica del ginecologo Giorgio Conciani, che effettuava interruzioni di gravidanza clandestine. Vi si sottopose, e successivamente vi accompagnò molte donne, trasformando quella vicenda personale in una battaglia politica. Per quel gesto, si autodenunciò e nel ’75 fu arrestata, insieme a quel medico. Tuttavia, il caso innescò e accese un sentimento trasversale, che tre anni dopo avrebbe portato alla legge 194.
Da lì carriera di Emma Bonino si accese: parlamentare a soli 28 anni, poi eurodeputata, commissaria europea per la politica dei consumatori e gli aiuti umanitari, due volte Ministra, prima con Prodi e poi con Enrico Letta, al Commercio internazionale e agli Esteri. Quindi di nuovo senatrice, sempre con i radicali e poi +Europa. Ma soprattutto fu protagonista di battaglie aspre e difficili, diventate nel tempo parte del dibattito italiano: dal divorzio all’aborto, dalla lotta contro la pena di morte e la fame nel mondo ai diritti delle donne, fino all’immigrazione e all’integrazione europea. Fu sempre voce autorevole e pungolo per la politica italiana, scomoda ma anche costruttiva, ed efficace.
A Firenze tornò più volte durante la sua storia politica. Nel 1999 il comitato toscano “Emma Bonino for President” lanciò proprio dalle Giubbe Rosse la sua candidatura al Quirinale, che poi svanì per logiche interne ai partiti. Tornò in Toscana a più riprese, per le campagne elettorali che condusse con liste anche a suo nome, o per eventi su Europa e Immigrazione. Dal 2015 era malata di un tumore al polmone, per cui fu curata, senza però che abbandonasse mai il suo scranno in parlamento. Anzi, fece della sua bandana, indossata dopo la chemioterapia, una sorta di icona per la battaglia di molte persone contro le malattie croniche e i pregiudizi ad esse connessi.
Fu una figura divisiva, certamente, ma difficilmente ignorabile. Capace di azioni forti, ma espressione di una profonda coscienza istituzionale e di amore per la democrazia. La sua scomparsa ha suscitato cordoglio trasversale, dalla politica nazionale a quella toscana, nel riconoscimento di una protagonista che per oltre mezzo secolo ha costretto l’Italia a discutere di libertà, diritti e responsabilità individuale.
FIRENZE - ADDIO A EMMA BONINO, DA FIRENZE COMINCIò LA SUA BATTAGLIA
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