Tre bocciature una dietro all’altra, la fine di 5 secoli di storia, non bastano a fermare l’ad di Mps, Luigi Lovaglio, che ancora prima che il responso dell’assemblea arrivi, chiarisce che questo voto “non è il verdetto finale su Mps ma “solo un passaggio”. Sull’opas di Intesa infatti, manca all’appello l’Antitrust”. “Solo allora sarà possibile conoscere con maggiore chiarezza il perimetro effettivo dell’operazione, gli eventuali correttivi e le condizioni complessive sulle quali gli azionisti saranno chiamati a decidere. C’è un altro aspetto che il numero uno di Mps sottolinea più volte, applauditissimo dai piccoli azionisti: l’aut aut di Intesa sul voto di oggi, ha falsato la partita che altrimenti sarebbe stata vinta.
Lovaglio rivendica quanto fatto fino a oggi per risanare la banca, rilanciarla e resistere a Intesa tanto da costringere quest’ultima a migliorare di 25 centesimi ad azione la prima offerta. Per questo Lovaglio non ha alcuna intenzione di dimettersi e non si sente sfiduciato dai soci.
Una resistenza che dovrebbe essere un esempio anche per Siena che in questa vicenda non sempre è stata compatta come ha dimostrato la vicenda Fondazione Monte dei Paschi, socia allo 0,2%. Il suo presidente Riccardo Coppini si era detto pronto ad aderire a Intesa ma dopo la rivolta generale è stato smentito dalla deputazione amministratrice. Oggi quindi ha preferito farsi sostituire da un delegato. Di battaglia istituzionale poco incisiva parlano anche i sindacati, in presidio davanti alla banca, preoccupatissimi per il futuro dei lavoratori. La vittoria di Intesa mette a rischio nella sola provincia di Siena 3500 posti tra diretti e indiretti.
Spera nell’antitrust, a cui si è rivolta con la Provincia e la Regione, la sindaca di Siena Nicoletta Fabio, preoccupata per le ripercussioni sulla sua città della cancellazione della banca più antica del mondo e forse delusa dal governo del suo stesso colore politico da cui ha ottenuto solo l’astensione in assemblea.
SIENA - Assemblea Mps, Lovaglio: “Non è verdetto finale”
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