FIRENZE - UN ANNO FA LA CITTà SI SVEGLIAVA CON IL CUBO NERO

Chiara Valentini
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Era la fine di agosto del 2025. Sugli organi di stampa compare una polemica destinata a far discutere. Il nuovo skyline di Firenze si presenta con un grosso cubo nero (così appare e così verrà chiamato) che svetta sopra i palazzi ottocenteschi del Lungarno Vespucci. sono le torri più alte del modernissimo complesso di 156 appartamenti di lusso – gestiti da Starhotels ma di proprietà di vari fondi immobiliari internazionali – costruito al posto dell’ex Teatro Comunale. La città insorge, in un sondaggio pubblicato su La Nazione il 65% dei fiorentini chiede l’abbattimento della struttura. Ma la polemica è soprattutto politica (chi ha dato l’autorizzazione?) e giudiziaria (lo scorso febbraio sono 15 gli avvisi di garanzia, tra dirigenti dell’Urbanistica, componenti della commissione paesaggio, proprietà e architetti). Si studia il colore delle torri (molto più scuro rispetto ai progetti iniziali) e l’altezza (i magistrati indagano su un possibile abuso edilizio su almeno una delle due torri, che supererebbe i metri previsti in conferenza dei servizi). Anche l’Unesco apre un’indagine.
Un anno dopo non ci sono conclusioni giudiziarie. Per la politica ci si affida alle ricostruzioni: è del 12 febbraio 2020 il parere favorevole della commissione paesaggio che però non si accorge (per motivi appunto al vaglio della magistratura) che il progetto è cambiato dalla prima presentazione: non più pietra e intonaco ocra, ma metallo e quel colore brunito effetto “cubo nero” di oggi.
La Soprintendenza (cioè lo Stato) guidata da Antonio Pessina soprannominato “signor no” per la rigidità su varie questioni urbanistiche, in effetti storce il naso ma dopo alcuni accorgimenti presentati dalla proprietà dà il via libera. Nessuno evidentemente controlla in corso d’opera e un anno fa, tolti i ponteggi che incartavano il cantiere, Firenze si sveglia con il cubo nero. Che è ancora lì.

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