Il 2025 è stato un anno da incorniciare per il gruppo farmaceutico Menarini. Rispetto al 2024 il fatturato sfiora i 5 miliardi di euro (4,9) con una crescita del 6,2%, l’Ebitda a 450 milioni è in linea con stime di crescita per il 2026 e gli investimenti salgono a 540 milioni, 40 in più. Questo nonostante le turbolenze internazionali e l’indebolimento del dollaro che ha fatto perdere 60 milioni di euro nelle vendite negli Stati Uniti e negli paesi americani legati al dollaro. Ma l’azionista e membro del board Lucia Aleotti, che ieri ha illustrato i conti con l’amministratrice delegata Elcin Barker Ergun, sottolinea anche le difficoltà legate a politiche europee tutt’altro che industriali tra tasse sulle acque reflue civili e prezzi bloccati dei farmaci che non hanno consentito di recuperare l’aumento dei costi. Aleotti definisce la crescita “solida, ottenuta attraverso autofinanziamento, senza esposizione bancaria, con il reinvestimento totale degli utili prodotti e l’attenzione alla ricerca e sviluppo che raggiunge e supera l’11% del fatturato farmaceutico” e alla tecnologia che cuba 120 milioni in tecnologia, cybersecurity compresa. Il merito va alla scelta strategica compiuta anni fa di investire in oncologia senza lasciare la tradizione. I prodotti cardiovascolari e respiratori hanno venduto 30 milioni di unità in più generando ricavi per oltre 4 miliardi, 172 in più, e l’oncologico è cresciuto di 100milioni arrivando a 630 milioni. 18 stabilimenti produttivi, 17.800 dipendenti, Menarini è presente in 140 Paesi di cui 100 con filiali dirette, e l’81% del suo fatturato viene dall’estero. Gli Usa si confermano il secondo mercato (501 milioni, 41 in più del 2024). Bene anche il resto dell’America, gli Emirati e l’Asia con la Cina che ha fatto dimenticare le delusioni del 2024 invertendo il trend verso l’alto (da 155 mln a 174). Internazionalizzazione ma senza dimenticare le radici. La società ha investito 15 milioni di euro per rendere efficiente la sede storica nel centro di Firenze. Per il nuovo stabilimento nell’area ex Longinotti all’Osmannoro, invece, ci sarà da aspettare. Il raddoppio dei costi, da 150 a 300 milioni di euro, ha indotto il gruppo a congelare il progetto.
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