“Il giudice delle indagini preliminari di Prato non ha convalidato il decreto con il quale la procura, lo scorso 3 luglio, ha disposto il sequestro preventivo delle merci reclamate da alcuni pronto moda. Quel provvedimento era, e lo abbiamo detto dal primo momento, un enorme, plateale violazione del diritto di sciopero”. Si aggiunge un nuovo capitolo alla vertenza Acca, l’azienda di logistica al centro delle forti contestazioni che dal 18 giugno impegnano Sudd Cobas in difesa di 95 operai per i quali è stato annunciato il licenziamento. Il gip ha riconosciuto l’ipotesi di violenza privata contestata dalla procura ai sindacalisti ma non ha ritenuto sussistente il nesso tra tale condotta e le merci stoccate nel magazzino; il procuratore ha già proposto ricorso e si attende a giorni la decisione finale del tribunale del Riesame. Intanto Luca Toscano è un fiume in piena. E non da ora. Oggi, martedì 21 luglio, gli argini però sono ulteriormente franati perché davanti ai cancelli di Acca, in via Copernico a Seano, è arrivato l’ufficiale giudiziario per tentare di mettere in moto la restituzione della merce ai 14 pronto moda a cui, qualche giorno fa, il tribunale di Pisa ha dato ragione stabilendo l’illegittimità del picchetto sindacale che blocca i capi di abbigliamento bloccati nel capannone e già venduti ai clienti finali in Italia e in Europa. “L’esecuzione di quel provvedimento con l’eventuale impiego della forza pubblica – spiega il sindacato – è stato rinviato a dopo l’udienza del 24 luglio”. E nuove critiche al tribunale di Pisa che il 16 luglio ha ordinato la fine del picchetto e il recupero delle scatole piene di capi di abbigliamento: “Una decisione presa senza contraddittorio, senza ascolta la nostra parte – le parole di Toscano – una decisione opposta alle due prese dal tribunale di Prato sulla stessa identica situazione, sugli stessi fatti, sulla stessa vicenda: prima la richiesta di stop al picchetto respinta dal giudice civile, poi la mancata convalida del provvedimento della procura. Siamo di fronte ad una quantità incredibile di azioni civili e penali contro il sindacato, ormai c’è un uso dei tribunali come fossero ‘gratta e vinci’: si prova in tutte le direzioni finché non arriva la decisione che piace”.
Sudd Cobas insiste a dire che Acca non chiude perché non c’è lavoro: “Questa azienda fa finta di chiudere, questa azienda riapre con un’altra ragione sociale, con una diversa partita Iva solo per sfuggire al fisco a cui deve 71 milioni di euro, e per liberarsi degli operai che, dopo anni di lotta, sono stati contrattualizzati. E’ di questo che si deve parlare, non di altro. Si deve parlare di lavoratori che da 31 giorni stanno sotto il sole e dormono fuori dai cancelli di Acca perché vedono sgretolarsi quei diritti minimi conquistati con il sangue e, sia chiaro, che questo non è un modo di dire. Qui a protestare ci sono quei lavoratori che venivano aspettati sotto casa con bastoni e mazze perché il giorno prima erano andati al sindacato. Non c’è niente altro che questo nella vertenza Acca. Non c’è – dice Toscano – niente di particolare in questo sciopero: questa è un’azienda di servizi ed è chiaro che ci sono terze parti danneggiate dallo sciopero: succede con lo sciopero dei treni e con qualsiasi attività di logistica. La notizia non sono i pronto moda che non spediscono i capi di abbigliamento, la notizia è un’altra ed è chiara a tutti”. (nadia tarantino)
CARMIGNANO - Vertenza Acca, il gip non convalida il sequestro delle merci e la procura ricorre al Riesame. Sudd Cobas: “Il punto sono solo i 95 licenziamenti”
Il gip ha ritenuto sussistente l'ipotesi di violenza privata contestata dal procuratore ai sindacalisti ma non ha rilevato un nesso con le scatole bloccate nel magazzino. Intanto stamani ai cancelli si è presentato l'ufficiale giudiziario per eseguire il provvedimento del tribunale di Pisa; tutto rinviato a dopo il 24 luglio
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