I chiarimenti del presidente Antonio Frittelli non bastano a placare la bufera che si è scatenata in città sul caso Montedomini, l’azienda pubblica di servizi alla persona, vocata all’assistenza sociale, che però ha dato una parte dei suoi immobili per gli affitti turistici. Così come non basta l’annuncio della sindaca Funaro di inserire le 39 case vuote da ristrutturare di Montedomini nel piano di edilizia sociale calmierata che Palazzo Vecchio ha messo in campo con la BEI, Banca Europa investimenti. I 9 gruppi di minoranza vogliono una commissione d’inchiesta sulla vicenda e che la sindaca riferisca in Consiglio, mentre Cgil e Sunia chiedono che “il patrimonio pubblico abitativo abbia un uso marcatamente sociale”. Due date da segnare nel calendario: il 29 luglio, giorno del cda eil 30 luglio, giorno della commissione Controllo e garanzia del Comune. Una slavina che rischia di travolgere chi in questo momento si trova nelle stanze dei bottoni. Il nodo infatti non è la legittimità con cui 30 alloggi, circa il 13% del patrimonio immobiliare di Montedomini, risultino a uso non residenziale di cui 12 bed and breakfast e 11 finiti nel business degli affitti turistici; il nodo è politico. Siamo di fronte infatti, a un Comune che ha dichiarato guerra agli affitti brevi in città, dentro e ora anche fuori dall’area Unesco, ma a un’azienda pubblica il cui cda è nominato dallo stesso Comune, insieme a Città metropolitana e Diocesi, che va nella direzione opposta. Il quadro peggiora se si volge lo sguardo indietro, a quando cioè Montedomini ha imboccato la strada degli affitti brevi: in quegli anni infatti, la sindaca era assessore al sociale mentre alla guida dell’Azienda pubblica di via dei Malcontenti c’era Luigi Paccosi, oggi presidente di Casa spa, ossia l’ente gestore delle case popolari, su indicazione del Comune. Lo sottolinea Firenze Città aperta ricordando la vicinanza di Paccosi a Comunione e liberazione e chiedendo se Paccosi possa restare presidente di Casa Spa. C’è poi Salviamo Firenze, il comitato da cui è partita la denuncia, che porta la contraddizione politica dentro Palazzo Vecchio: quando il cda guidato da Paccosi ha deciso di intraprendere la strada degli affitti brevi, lo ha fatto in autonomia o in accordo con il Comune? E perchè con il cambio di rotta politica, tale opzione non è stata eliminata? Domande che richiedono una risposta e che chiamano in causa anche il super dirigente del settore Welfare del Comune, Vincenzo Cavalleri.
FIRENZE - Caso Montedomini, chiarimenti non sciolgono il nodo politici
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