E’ del 2000 la direttiva europea sulle acque che intimava agli Stati Membri di fare in modo che la qualità dei loro fiumi fosse, entro il 2027 come termine ultimo, “buona”. Manca un anno al risultato richiesto, dopodiché scatteranno le procedure di infrazione. E i fiumi toscani sono piuttosto lontani da quel “buono”.
Le azioni da intraprendere sono molte e non tanto perché “ce lo chiede l’Europa” ma perché il cambiamento climatico ha sui nostri fiumi un impatto molto più profondo di quello – comunque drammatico – che si vede a occhio nudo, ovvero la mancanza di acqua che colpisce principalmente il reticolo minore (l’Arno, grazie soprattutto all’invaso di Bilancino) se la cava meglio. Un esempio in questo senso è la Pesa, ormai ridotto nei mesi estivi a un susseguirsi di pozze più che a un fiume vero e proprio. Ma la quantità di acqua (sia quella visibile che quella che manca nelle falde) incide anche sulla qualità perchè meno acqua significa meno diluizione delle sostanze e meno efficacia dei processi di autodepurazione del fiume. Un danno che non si vede ma c’è e le grandi piogge su un fiume arido non fanno che aumentare gli effetti negativi.
L’autorità di Bacino, come altre Cassandre inascoltate, da anni mette in guardia sugli effetti nocivi del cambiamento climatico sui nostri fiumi. Non si tratta, spiegano, di argomenti convegnistici.
FIRENZE - CAMBIAMENTO CLIMATICO: LA SOFFERENZA DEI FIUMI
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