CALENZANO (FI) - Esplosione deposito Eni: chiedono di patteggiare sei dei nove indagati e la procura dà parere favorevole

Richiesta di rinvio a giudizio invece per gli altri ter accusati per la tragedia del 9 dicembre 2024 costata la vita a cinque persone. Il procuratore Tescaroli: "Importante risultato raggiunto"
Claudio Vannacci
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Hanno chiesto il patteggiamento sei dei nove indagati per la tragica esplosione del deposito Eni di Calenzano, che il 9 dicembre 2024 provocò cinque morti, 27 feriti e danni ingenti alle strutture oltre che a capannoni e abitazioni vicine. Ne dà notizia il procuratore di Prato Luca Tescaroli, all’esito dell’incidente probatorio e dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, comunicando il parere favorevole della Procura anche alla luce dell’avvenuto risarcimento del danno ai familiari delle vittime e alle altre persone offese da parte di Eni. Per gli altri tre indagati è stato invece chiesto il rinvio a giudizio per i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Sarà ora il gup a decidere se accettare o meno i patteggiamenti e se mandare a processo gli altri tre indagati.

Nel dettaglio le richieste di patteggiamento sono per una pena di due anni e nove mesi di reclusione per Luigi Cullurà, dirigente con delega di funzioni sulla sicurezza del deposito Eni di Calenzano; due anni e sei mesi di reclusione per Carlo Di Perna, responsabile manutenzioni e investimenti depositi Centro Eni spa;  due anni e tre mesi di reclusione per Marco Bini, preposto Eni richiedente il permesso di lavoro che ha classificato l’attività di Sergen; due anni e tre mesi di reclusione per Andrea Strafellini, coordinatore operativo giornaliero e preposto; due anni e cinque mesi di reclusione per Emanuela Proietti responsabile del servizio prevenzione protezione (Rspp) di Eni. Tuti e cinque hanno chiesto di poter sostituire la pena detentiva con lavori di pubblica utilità. Ha chiesto invece di patteggiare la pena di due anni di reclusione, con sospensione condizionale e non menzione, Elio Ferrara, preposto Eni che ha autorizzato il rinnovo del permesso di lavoro a Sergen per il 9 dicembre 2024.  Le richieste di rinvio a  giudizio sono invece per Enrico Cerbino, responsabile del progetto esterno per le Manutenzioni e investimenti depositi Centro (Eni); Francesco Cirone, datore di lavoro e Rspp dell’impresa esecutrice Sergen srl di Viggiano (Potenza); Luigi Murno, preposto della Sergen.

“I sei principali imputati – spiega il procuratore Tescaroli – hanno manifestato la disponibilità a vedersi applicati complessivamente 14 anni e sei mesi di reclusione, rinunciando a difendersi. il che costituisce un importante risultato raggiunto. La definizione del processo con il patteggiamento per sei dei nove indagati, dove accettato dal gup, permetterebbe di ottenere una risposta di giustizia entro il biennio dai fatti, evitando di celebrare un lungo e defatigante dibattimento che si preannuncia particolarmente complesso nella realtà pratese dove il tribunale penale è caratterizzato da gravissime criticità di organico”.

Riguardo l’altro aspetto contestato a quattro indagati, vale a dire aver effettuato scarichi non autorizzati di acque reflue industriali provenienti dal deposito Eni nel fosso Tomerello, Patrizia Boschetti, Luigi Cullurà, Emanuela Proietti e Marco Bini hanno chiesto di definire il procedimento con l’istituto dell’oblazione, vale a dire pagando una somma di denaro.

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