SIENA - Lovaglio: “Mps strategica per l’Italia, divisa in due perde potenza”

Redazione
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“Montepaschi è un asset strategico per l’economia italiana e rappresenta un’importante infrastruttura economica del Paese e possiede un valore sistemico che dipende dall’integrità della banca stessa. Se si divide in due una centrale elettrica, entrambe le parti potrebbero anche continuare a reggersi, ma si rischia una perdita di potenza e si riduce la capacità di erogare energia dove serve. Per le banche funziona allo stesso modo”. E’ chiarissimo il messaggio inviato questa mattina dall’ad di Mps, Luigi Lovaglio, in conference call con gli analisti, in riferimento all’Opas lanciata da Intesa che prevede di spezzare in due la banca più antica del mondo. Messaggio supportato da numeri importanti. Mps che pochi mesi fa ha acquisito Mediobanca e attraverso di essa il 13% di Generali, ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto di oltre 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% sullo stesso periodo del 2025.
Un messaggio generale a cui se ne aggiunge uno specifico per Intesa a cui Lovaglio si rivolge direttamente: “Un campione nazionale dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del paese, non ridurlo. Altrimenti la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo. È per questo che il consiglio di amministrazione, con il supporto dei propri advisor, proseguirà nella propria analisi in modo indipendente e rigoroso con l’obiettivo chiaro di individuare il percorso ottimale che massimizzi il valore per tutti gli stakeholder di Mps, preservando l’integrità del franchise”. Il ragionamento di Lovaglio guarda anche alla politica che dovrebbe essere interessata al rischio di impoverimento dei territori: “La questione non è solo quanto valga oggi Mps” ma “quale valore la nostra banca possa generare per questo Paese domani. Non è solo un insieme di filiali, è una rete di relazioni, conoscenze e fiducia”. “Le filiali non sono muri, sono antenne” e “ogni giorno raccolgono segnali dall’economia reale e trasformano il risparmio locale in credito, il credito in investimenti, gli investimenti in crescita economica. Se il sistema perde potenza – avverte il banchiere – le imprese ricevono meno energia, ovvero meno credito”, con “decisioni più lente e costose” e “minore sostegno all’economia reale”.

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