Le stragi del ’93 come arma per affermare la strategia della tensione, indebolire l’allora Governo Ciampi e favorire il consenso attorno al piano politico di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri. C’è questo sullo sfondo del processo, in corso a Firenze, a Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna già condannato per aver per aver favorito la latitanza dei boss del mandamento di Brancaccio e fedelissimi di Totò Riina prima e di Matteo Messina Denaro dopo, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano.
Baiardo, presente in aula accanto ai suoi avvocati, è chiamato a rispondere di favoreggiamento con l’aggravante mafiosa e di calunnia: favoreggiamento aggravato nei confronti di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri, attraverso un’operazione finalizzata a delegittimare i collaboratori di giustizia così da minare la loro attendibilità in ordine alle indagini sui mandanti delle stragi; calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti che rivelò di aver saputo da Baiardo, che sul punto lo ha smentito, dell’esistenza di una foto risalente al 1992 che ritraeva Berlusconi, il boss Giuseppe Graviano e il generale dei carabinieri Delfino, e nei confronti del sindaco del comune piemontese di Cesara, Giancarlo Ricca.
E’ stato un investigatore della Dia di Firenze il primo e unico testimone di giornata: è stato lui a ripercorrere gli anni delle indagini e a delineare il profilo di Baiardo in stretti rapporti con i Graviano e in particolare con Giuseppe che avrebbe accompagnato in viaggi e incontri di affari durante la latitanza. Circostanza che non solo è stata affermata in una sentenza definitiva ma anche – ha raccontato l’investigatore – confermata dallo stesso Graviano che, rinchiuso nel carcere di Ascoli Piceno, fu intercettato mentre rivelava ad un killer della Camorra la sua amicizia con l’ex gelataio e i suoi contatti con tale B, Silvio Berlusconi per gli inquirenti.
Baiardo è ritenuto molto vicino agli ambienti mafiosi: fu lui, ospite di Massimo Giletti su La 7 a novembre 2022, a predire l’arresto di Messina Denaro e a rivelare la sua malattia di cui pochissimi sapevano; una profezia che si avverò appena due mesi dopo.
Quello a Baiardo è un processo ad alto impatto: l’accusa ha inserito nella lista testimoni, tra gli altri, anche boss mafiosi di grosso calibro, poi diventati collaboratori di giustizia, come Giovanni Brusca detto ‘scannacristiani’ per aver commesso e ordinato qualcosa come 150 omicidi, e Gaspare Spatuzza; nella lista testimoni Paolo Berlusconi, altri imprenditori, politici ed ex politici vicini a Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri.
FIRENZE - MAFIA: ENTRA NEL VIVO IL PROCESSO A BAIARDO
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