FIRENZE - MAFIA: LA FAMIGLIA BERLUSCONI REPLICA A GIOVANNI BRUSCA

Nadia Tarantino
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“Trovo intollerabile che, ancora oggi, le inverosimili e ridicole affermazioni di persone che si sono macchiate dei delitti più efferati, e che parlano addirittura da uomini liberi, vengano utilizzate per alimentare l’ennesima condanna alla memoria contro mio padre”. Così Barbara Berlusconi ha commentato la testimonianza di Giovanni Brusca, il collaboratore di giustizia che che azionò il telecomando della strage di Capaci, sentito ieri come testimone al processo in corso a Firenze a carico di Salvatore Baiardo, uomo di fiducia dei boss Giuseppe e Filippo Graviano, imputato di favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa. “Da oltre trent’anni – le parole di Barbara Berlusconi – si inseguono teoremi, suggestioni e sospetti alimentati dalle solite procure, mentre continuano a mancare le prove. Il processo Baiardo si è trasformato in un processo bis sulle stragi del ’93 e del ’94, riesumando accuse contro mio padre e contro Marcello Dell’Utri già archiviate”.
Brusca, rispondendo alle domande dei pm, ha evocato più volte il nome di Silvio Berlusconi parlando dei rapporti tra mafia e politica e parlando della stagione delle “bombe nel Continente” per le quali Cosa Nostra aveva pensato di far ricadere la colpa sulla sinistra così da fornire a Berlusconi, in procinto di scendere in campo con Forza Italia, un tema elettorale. “L’inattendibilità delle dichiarazioni di Brusca – il commento dell’avvocato della famiglia Berlusconi, Giorgio Perroni – è stata già accertata in precedenti sentenze: le sue parole sono state scartate dai giudici per la loro fortissima ambiguità, per le nettissime contraddizioni con altri incontrovertibili dati processuali. L’audizione di Brusca a Firenze – aggiunge il legale – ha avuto l’unico scopo di riproporre dichiarazioni che erano già state vagliate e sconfessate in altri processi”.

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