Gli stranieri sono sempre più centrali nell’economia toscana sia come lavoratori che come imprenditori. Un peso specifico che cresce anno dopo anno e che nel 2024 ha raggiunto il record di 214.000 lavoratori pari al 12.8% del totale, il 16% in più dell’anno precedente. Crescita numerica che spesso è accompagnata da stipendi bassi, precarietà e pochi diritti. Lo afferma uno studio di Ires Toscana che attraverso una serie di proiezioni future che considera anche la dinamica demografica, ipotizza un ruolo ancora più cruciale degli immigrati nel nostro sistema produttivo tanto da sostenere che nel 2038, in loro assenza, nella nostra regione mancherebbero 355 mila lavoratori. L’offerta di lavoro residente quindi, potrebbe soddisfare poco meno del 80% della domanda. La loro presenza è particolarmente importante in settori come agricoltura, costruzioni, industria (tessile, calzature), servizi, spesso coprendo mansioni che gli italiani tendono a non svolgere, sebbene con stipendi mediamente inferiori. Il reddito annuo lordo è inferiore del 33% rispetto a un lavoratore italiano. Il part-time involontario riguarda il 20% dei dipendenti stranieri contro il 9% degli italiani e arriva al 32% fra le lavoratrici straniere. In Toscana il 55% delle famiglie straniere si colloca nel quinto più povero della distribuzione dei redditi, contro il 16% di quelle italiane. Il rischio di povertà raggiunge il 26,3% contro il 7,7% degli italiani, mentre la grave deprivazione materiale e sociale interessa il 7,5% contro il 2,1%.
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