Tre centesimi per ogni bottone attaccato, una busta paga calcolata sul cottimo puro e non sempre corrisposta nonostante turni di quattordici, sedici e addirittura diciotto ore al giorno per arrivare ad uno stipendio dignitoso. Una condizione insostenibile per due lavoratori cinesi che hanno bussato alla porta di Sudd Cobas per sfuggire ai titolari, cinesi come loro, a capo di una confezione in via di Casale a Prato. Da oggi, venerdì 22 maggio, è sciopero. Stavolta non sono pachistani, bengalesi, cingalesi contro cinesi. Stavolta è diverso e il segnale è forte: cinesi contro cinesi.
“Una lavoratrice è stata aggredita quando ha chiesto di essere pagata – dice Luca Toscano – siamo qui davanti per uno sciopero a oltranza in attesa della regolarizzazione dei contratti di lavoro e del pagamento degli arretrati”.
I titolari hanno subito fatto intervenire il loro avvocato, Davide Melone: “La manifestazione è legittima – dice – siamo di fronte a pretese esose e non provate – il commento – il mio cliente stamani è arrivato e si è trovato davanti a questo presidio. Aspetto di conoscere il quadro che mi sarà dato dal titolare e dal commercialista. Si tratta di rivendicazioni che potevano trovare soluzione davanti al giudice del lavoro. Di storie come queste ne seguo diverse, l’iter è sempre lo stesso”.
Turni infiniti, sette giorni su sette, senza diritti: il narrato è sempre lo stesso, identico a tanti precedenti e certamente non l’ultimo.
“Questa è una storia che deve arrivare come un pugno allo stomaco di tutti – dice Luca Toscano – di storie così ce ne sono a migliaia e se fino a ora solo pochissime sono state raccontate è perché i lavoratori hanno paura, sono inseriti in un sistema basato sul ricatto e tutta la città deve sostenere il coraggio di chi denuncia e si ribella con lo sciopero che vuole affermare diritti e dignità”.
Ricatto, una parola che ricorre nelle rivendicazioni di Sudd Cobas: “Gli operai vivono nelle case messe a disposizione dagli imprenditori ed è questa una forma di controllo. Non solo – ancora Toscano – pretendere i propri diritti significa per un operaio mettersi contro il datore di lavoro e il proprietario di casa. E si sviluppa un circolo infernale con gli operai che continuano a lavorare non solo per non perdere i crediti pregressi”.
Il sindaco autonomo fa un passo in avanti e lancia una campagna di crowdfunding, il finanziamento collettivo il cui fine è quello di dare un posto sicuro in cui vivere agli operai che vogliono liberarsi dal ricatto. Appello alla città affinché aderisca: “Dobbiamo dare una via d’uscita a queste persone – conclude Luca Toscano – c’è bisogno dell’aiuto di tutti”. (nadia tarantino)
PRATO - Turni infiniti e stipendi non pagati: due operai cinesi chiedono aiuto a Sudd Cobas ed entrano in sciopero
Presidio davanti ad una confezione con sede in via di Casale. Il sindacato: "Basta ricatti, ora serve dare un posto sicuro a queste persone che hanno alloggiavano nelle case dei loro titolari". Lanciata una raccolta fondi per una soluzione abitativa. L'avvocato dell'azienda: "Pretese non provate"
LIVE
1