Nessun impegno sulla tutela dell’occupazione e del lavoro e richiesta di cassa integrazione per cessazione attività con all’orizzonte la possibilità di ripartire sotto altre forme e forse con nuovi investitori, probabilmente interessati più al marchio che alla salvezza dell’azienda. L’incontro di ieri al tavolo di crisi convocato dalla Regione con azienda e sindacato, conferma i timori della Filcams Cgil sul futuro di LuisaviaRoma, la catena di vendita dell’ alta moda nata a Firenze nel 1929 che pochi giorni fa al termine della composizione negoziata della ha imboccato la strada del concordato liquidatorio, che significa cassa integrazione per cessazione attività. Il destino di 200 lavoratori diretti e di 100 indiretti, impiegati nel magazzino di Campi Bisenzio, è appeso a un filo. L’incontro di ieri a Palazzo Strozzi Sacrati è durato tutto il pomeriggio ma si è chiuso con poche certezze, nessuna delle quali positiva. Tanto che per Filcams Cgil la fumata è nera. ““L’azienda chiede la cassa integrazione per cessazione attività e vuole far ripartire l’attività in altre forme e di sicuro con meno lavoratori e lavoratrici di quanti ci sono adesso. Quello di oggi è stato un incontro deludente. Ci riuniremo con lavoratori e lavoratrici in assemblea per capire come proseguire il percorso di mobilitazione. – si legge in una nota del sindacato – Luisa Via Roma è stata finora conosciuta come una eccellenza del territorio e deve rimanere tale. Continuiamo a chiedere continuità aziendale, salvaguardia di tutti i posti di lavoro e un piano industriale di rilancio”.
Un nuovo incontro è previsto entro il 20 aprile. L’azienda si è impegnata con Valerio Fabiani, consigliere di Eugenio Giani per le crisi aziendali, a portare in quella sede gli investitori con cui sono in corso delle interlocuzioni. Probabile però che l’interesse sia per il marchio e non per l’azienda. Al tavolo in Regione erano presenti anche la proprietà e le organizzazioni sindacali che gestiscono il magazzino a Campi Bisenzio: “L’attenzione è massima anche per l’indotto – spiega Fabiani – questo gigante dello shopping italiano coinvolge nei suoi presidi fiorentini la sorte di centinaia di lavoratori, con professionalità e maestranze di assoluta eccellenza. Parliamo di un pezzo di storia dell’economia fiorentina e siamo tutti impegnati per trovare una soluzione che sia industriale e anche occupazionale”.
Firenze - LuisaviaRoma, il futuro appeso a un filo
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