FIRENZE - MORTE MAGHERINI: LE CENSURE DELLA CEDU

Nadia Tarantino
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La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ieri ha condannato lo Stato italiano per la morte dell’imprenditore ed ex calciatore della Fiorentina, Riccardo Magherini, rappresenta un vincolo preciso: obbliga l’Italia a promulgare una legge ad hoc o a promuovere un nuovo orientamento giurisprudenziale e rappresenta un precedente per gli altri Stati europei. Sono pagine dure quelle dei giudici di Strasburgo che muovono più di una censura su quanto avvenne la notte del 3 marzo 2014 in Borgo San Frediano quando Magherini morì dopo essere stato bloccato dai carabinieri. Sotto accusa l’assenza di preparazione e competenza delle forze dell’ordine rispetto ad una tecnica di immobilizzazione – la posizione prona – che, se non saputa gestire, è rischiosa per la vita, e sull’impiego, per le prime indagini, degli stessi carabinieri coinvolti nel fatto.
Magherini, in preda ad un attacco di panico dovuto anche all’assunzione di stupefacenti, dopo aver litigato con un tassista, spaccato una vetrata e cercato di fermare le auto di passaggio urlando frasi incomprensibili, venne ammanettato, tenuto pancia a terra con le braccia dietro la schiena. Venti interminabili minuti in una posizione non necessaria secondo i giudici. Nella sentenza si legge che “la Corte non è in grado di individuare alcun argomento o prova convincente a sostegno della presunta assoluta necessità, nell’interesse della sicurezza, di tale prolungamento della contenzione di Magherini in posizione prona”. Una tecnica di immobilizzazione sì consentita ma per la quale – recita ancora la sentenza – “mancava la formazione degli agenti delle forze dell’ordine per garantire il livello di competenza necessario trattandosi di una manovra che potrebbe mettere a rischio la vita”.
La sentenza, che non è entrata nel merito dell’assoluzione dei carabinieri, ha censurato con decisione il ruolo che assunsero i militari coinvolti: furono loro stessi, infatti, ad occuparsi delle indagini nell’immediatezza dell’accaduto: “E’ necessario – si legge – che le persone incaricate dell’indagine siano indipendenti da quelle coinvolte nei fatti”.
L’avvocato Fabio Anselmo, noto per aver assistito le famiglie di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi, ha condotto con determinazione la battaglia e ha definito la sentenza “storica”.
Per la famiglia di Riccardo Magherini “la storia è finita come doveva finire, giustizia è stata fatta”.
A dodici anni dai fatti e a sei dall’assoluzione dei carabinieri finiti sotto processo, l’Italia è stata riconosciuta responsabile e dovrà versare ai Magherini 140mila euro per danni morali.

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