Una infezione da epatite C contratta da una trasfusione all’ospedale civile di Massa e che ha portato alla morte di una donna all’età di 65 anni. E’ ciò che è stato riconosciuto dai giudici che hanno condannato il ministero della salute a pagare un risarcimento di un milione di euro ai familiari della vittima. Una trasfusione che risale al 1978 e che portò ad una conseguenza di patologie scientificamente riconducibili all’infezione. Secondo i giudici del tribunale di Genova infatti la sequenza temporale è compatibile ad aver scatenato nel tempo, fino al 2018, la cirrosi e l’epatocarcinoma. Le allegazioni ministeriali restano sul piano meramente normativo e programmatico senza riscontri specifici sull’operato del centro di Massa chiude così il tribunale che mette in fila la catena di patologie innescate dall’errore originato in sala operatoria. Spettava al ministero dimostrare che all’epoca delle trasfusioni erano state concretamente attuate tutte le misure di prevenzione allora esigibili dai controlli sulla funzionalità epatica dei donatori alla limitazione dei Pool dei controlli sul sangue importato all’effettivo rispetto delle direttive da parte dei centri trasfusionali.
MASSA - MAXI RISARCIMENTO DOPO UNA TRASFUSIONE DI SANGUE INFETTO
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