Il tema del CPR in Toscana torna ad animare il dibattito politico, stavolta a partire però da un’inchiesta giudiziaria, avviata dalla Procura di Ravenna, sui certificati medici di inidoneità realizzati da due professionisti, che hanno impedito per alcuni migranti il trasferimento in un centro per il rimpatrio. I numeri di questi certificati li ha forniti l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, a seguito dell’interrogazione del Consigliere di FDI Petrucci. 46 persone su 105 furono dichiarate non idonee nel 2025, mentre nel primo quadrimestre di quest’anno sono 34 su 50.
Numeri che per l’opposizione sono preoccupanti, e che – sostiene ad esempio Diego Petrucci – potrebbero celare “logiche immigrazioniste”. “I medici fanno i medici, – risponde Monni – lavorano in scienza e coscienza, e i CPR sono luoghi inadeguati dove i presidi sanitari praticamente non esistono.”
Ma per Forza Italia il tema riguarda anche il numero di strutture. Da tempo è in atto un braccio di ferro tra il Ministero dell’Interno e la Regione Toscana, la quale si è sempre opposta ad accogliere sul proprio territorio una struttura di quel tipo. Il gruppo di Forza Italia ieri ha dunque rinnovato la richiesta, individuando anche come luogo deputato il Comune di Sesto Fiorentino: “periferico da offrire aree isolate, centrale da avere a portata di mano autostrade, aeroporto, ferrovia e sedi delle forze dell’ordine” ha detto il consigliere Marco Stella.
Una proposta che non piace all’ex sindaco della città, e oggi collega di Stella in Consiglio Regionale, Lorenzo Falchi.
TOSCANA - CPR, SCONTRO SUI CERTIFICATI. E FORZA ITALIA PROPONE SESTO
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