FIRENZE - CROLLO CANTIERE ESSELUNGA: IMPUTATI IN AULA A DICEMBRE

Nadia Tarantino
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Ci sarebbe stata “l’indicazione reiterata agli ingegneri calcolatori e ai componenti dell’ufficio tecnico di diminuire il più possibile il quantitativo di armatura da inserire nella progettazione degli elementi prefabbricati”. C’è anche questo nei capi di imputazione – in tutto diciassette pagine – per il crollo, il 16 febbraio 2024, del cantiere Esselunga in via Mariti a Firenze che costò la vita a cinque operai tra i 23 e i 59 anni. L’indicazione di alleggerire gli elementi sarebbe arrivata – stando alle accuse mosse dai sostituti Sottosanti e Falcone – dall’ex rappresentante legale di Rdb Italia e della controllante Italprefabbricati. Non solo il depotenziamento delle travi ma anche calcoli e verifiche lacunose, una progettazione nel complesso frettolosa e carente. Con D’Eugenio a processo altre quattro persone e tre società; le accuse, mosse a vario titolo, dal crollo di edificio a omicidio colposo plurimo, da lesioni colpose gravi a violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Nel mirino la trave che collassò, trave collocata al secondo impalcato dell’edificio in costruzione che – dicono gli inquirenti – “non era in grado di sostenere il carico previsto anche a causa dell’insufficiente quantitativo di acciaio progettato nel dente, vale a dire nel punto di appoggio”. Sempre secondo l’accusa, la progettazione dei prefabbricati sarebbe stata eseguita in tempi stretti e con la mancata verifica sulla conformità delle travi e sulla documentazione tecnica.

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