“Il fatto non sussiste” è la formula con cui Ledo Gori, ex capo di gabinetto del presidente della Toscana Enrico Rossi, e indagato nell’ambito dell’inchiesta sul KEU e lo smaltimento illecito dei fanghi delle concerie, è stato scagionato da ogni accusa. Ci sono voluti 5 anni perché il giudice lo prosciogliesse dalle accuse di corruzione e associazione a delinquere. Un tempo lungo e logorante, che Gori – oggi 71enne – ha atteso pazientemente, convinto della propria innocenza. Ci volle poco, a partire da quel giorno nel 2021 in cui i carabinieri bussarono alla sua porta, perché il suo nome finisse in prima pagina, come possibile destinatario di uno scambio di favori tra lui e i conciatori, in cui Gori avrebbe agevolato pratiche più leggere per smaltire i fanghi inquinati, in cambio di una pressione da parte loro per riconfermarlo nel suo ruolo di capo di gabinetto del neopresidente Giani. Eppure, non solo mancavano gli estremi per andare a processo, ma l’intero castello accusatorio intorno a lui è stato smontato. Solo che c’è voluto un lustro intero, “un tempo inaccettabile” dice Gori, che nel frattempo è andato in pensione e oggi amministra una società di consulenza e formazione per ingegneri e tecnici ambientali. Insieme a lui, nell’indagine finì anche l’allora sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, oggi anche lei prosciolta. Stesso copione, il fatto non sussiste, non favorì dunque il Consorzio Aquarno nominando consulenti favorevoli ai conciatori, come l’accusa sosteneva. Soddisfazione per i diretti interessati, ma anche per chi ha sempre creduto nella loro innocenza, come l’ex governatore Rossi, che sui social ha scritto: “«Vent’anni insieme al lavoro, in Regione Toscana, senza neanche un’ombra. Anche un altro mio collaboratore di primo piano, Edo Bernini, non è stato rinviato a giudizio. Peccato che si sia dovuto aspettare quasi 5 anni e peccato che queste valide e oneste persone siano state massacrate sulla stampa e da certi esponenti dell’opposizione».
Gori invece, intervistato dal Corriere Fiorentino, è stato anche più netto. “Il tema vero – dice – è la responsabilità dei magistrati. Se un chirurgo sbaglia paga, se sbaglia un magistrato no» la considerazione a conclusione di una vicenda emblematica, e purtroppo non isolata.
TOSCANA - LEDO GORI E I 5 ANNI “INIMMAGINABILI” PER UN PROSCIOGLIMENTO
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