L’economia toscana è stretta tra la morsa dei rincari energetici da una parte e dello stop a un importante mercato di sbocco quale è il Medio Oriente dall’altro. Ma c’è anche un’altra conseguenza importante della guerra in Iran: l’aumento dei costi dei materiali da costruzione. L’allarme è stato lanciato da Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, la costola di Confindustria che riunisce le imprese di costruzioni. I primi a essere travolti dall’aumento dei prezzi, sono i derivati petrolchimici come il bitume. Poi ci sono l’acciaio fortemente condizionato dal costo dell’energia, e l’alluminio. Quasi il 14% del materiale importato in Italia proviene dai Paesi del Medio oriente. Ma la riduzione dell’offerta di altri preziosi materiali di cui i Paesi del Golfo sono ricchi, sta facendo salire i prezzi anche di rame, piombo, nichel, stagno e zinco. La media dell’aumento sfiora il 24% su base annua con punte di oltre il 50% per lo stagno e di quasi il 40% per il rame. E poi c’è l’aumento del costo di trasporto che per l’edilizia ha un’incidenza particolare. “Purtroppo gli effetti delle tensioni geopolitiche sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia, che nel territorio toscano è impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti – afferma Rossano Massai – Per questo Ance Toscana segnala che senza un intervento urgente le imprese saranno costrette a sopportare da sole gli effetti della guerra con pesanti conseguenze sulla tenuta del sistema. Ecco perché “auspichiamo l’adozione di uno strumento per sterilizzare l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi di tutti i materiali da costruzione che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto”.
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