PRATO - ANCORA DROGA ALLA DOGAIA: NUOVE PERQUISIZIONI

Claudio Vannacci
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Sarebbe un 25enne detenuto italiano, originario di Roma, il nuovo ras dello spaccio all’interno del carcere della Dogaia. A dirlo è la procura di Prato che continua a tenere alta l’attenzione sulla casa circondariale pratese, oggetto negli ultimi mesi di più operazioni proprio volte a interrompere l’afflusso di stupefacente oltre a quello di smartphone. “La quarta sezione del reparto di Media Sicurezza – si legge in una nota firmata dal procuratore Luca Tescaroli – è divenuta la nuova centrale di approvvigionamento e spaccio su larga scala di cocaina e hashish dell’istituto La Dogaia e il leader, autentico punto di riferimento dell’attività delittuosa”- A gestirla, come detto, il giovane detenuto romano che, secondo gli inquirenti, ha colmato il vuoto creatosi a seguito dell’esecuzione delle perquisizioni e dei sequestri disposti della struttura carceraria nei mesi scorsi.

Dalla nottata sono in corso nuove attività di perquisizione, ispezione e sequestro in seno alla quarta sezione e in alcune camere di sicurezza della quinta sezione, da parte degli appartenenti al Nir (Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria), coadiuvati da agenti in servizio alla Dogaia, carabinieri e poliziotti della Squadra mobile.

Secondo la procura, il 25enne avrebbe organizzato il procacciamento dello stupefacente grazie a un microtelefono che consente l’accesso alla rete internet e l’uso di WhatsApp e Telegram, rivolgendosi a fornitori esterni che impiegano droni per trasportare i quantitativi di droga all’interno del carcere. In questo modo sarebbe riuscito a far entrare fino a 40-50 grammi di cocaina e 2-300 grammi di hashish per volta. La droga arriverebbe poi anche nei pacchi destinati ad altri detenuti, al cui interno vi sono pantaloni nei quali viene nascosto lo stupefacente, e grazie trasporto da parte dei soggetti con i quali effettua i colloqui. In particolare il detenuto sarebbe aiutato nella sua attività di spaccio da due napoletani, rispettivamente, di 40 e di 35 anni, e di due tunisini, rispettivamente di 23 e 34 anni.

Il sodalizio, poi, non esiterebbe a ricorrere alla violenza nei confronti di chi non paga le dosi. Le aggressioni verrebbero commissionate dal leader ad altri detenuti, che vengono anche ricompensati con quantitativi di droga ceduti.

Ad aiutare gli inquirenti a ricostruire il quadro delittuoso sono stati due detenuti, che, sebbene destinatari di violenze e minacce per non aver adempiuto ai debiti contratti, hanno trovato il coraggio di rivolgersi alla polizia penitenziaria e alla procura per cercare di salvare la vita. Entrambi sono ora sottoposti a protezione e sono stati trasferiti in altre strutture. Il procuratore torna quindi a chiedere di adottare quanto prima misure idonee per impedire l’ingresso di droga nel carcere:  dotare il carcere di Prato di reti anti-lancio alle finestre di tutte le celle, un sistema di videosorveglianza più accurato, sistemi anti-drone per intercettare le consegne di droga e smartphone, e soprattutto di schermare l’intera struttura per impedire che arrivi il segnale Internet all’interno delle celle.

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