Il drastico piano di ristrutturazione Volkswagen con il taglio di 100mila posti di lavoro da qui al 2030, è destinato a ripercuotersi pesantemente anche sull’industria automotive della Toscana, costituita da un centinaio di imprese che producono componentistica, concentrate soprattutto sulla costa. La più grande – tra l’altro già in difficoltà – è la Dumarey di Pisa, fa iniettori e occupa 1.100 operai. Il 50% del fatturato del settore toscano infatti, è legato alla Germania e di questo l’80% al gruppo Volkswagen. La preoccupazione, quindi, è d’obbligo. Negli ultimi 20 anni, in Toscana, il settore ha già subito una pesante cura dimagrante passando da 10mila a 3mila addetti. D’altronde in Italia si acquistano 1,4 milioni di veicoli di cui solo 300mila ormai vengono prodotti dentro i nostri confini. Le aziende dell’indotto hanno quindi stretto rapporti con l’industria più vicina e un tempo più forte, quella tedesca. Che con la sua crisi senza precedenti dettata anche da una mancata gestione della transizione energetica, rischia di travolgere tutto. Secondo Fiom, per uscire dal vicolo cieco è necessario guardare alla Cina. Fiom boccia il tentativo di riconvertire verso la difesa come qualche azienda sta facendo – ad esempio la stessa Volkswagen con Porche che ha stretto un accordo con un gruppo israeliano per realizzare componenti per lo scudo antimissile
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