Teatro Verdi al completo oggi pomeriggio per l’apertura della quarta edizione de La Toscana delle Donne, la rassegna della Regione Toscana ideata da Cristina Manetti. Più di mille persone hanno assistito alla serata inaugurale del viaggio che prende il titolo di “Libertà” e che per dieci giorni offrirà eventi gratuiti, con nomi importanti dal mondo della cultura, dello spettacolo, del sociale e dello sport che si sono incontrati per dare il proprio contributo, sui temi dedicati ai diritti e alla crescita della parità di genere, alla lotta all’odio e alle discriminazioni.
In prima fila, con il presidente Eugenio Giani, Mia Diop, indicata dal presidente come vicepresidente della Regione Toscana, la sindaca di Firenze Sara Funaro, la sindaca di Fiesole Cristina Scaletti; presenti vari consiglieri regionali neoeletti e rappresentanti delle istituzioni.
“La quarta edizione de La Toscana delle donne è una manifestazione che cresce ogni anno in rilevanza e in capacità di incidere. Il tema scelto per quest’anno, la libertà, rappresenta una sfida culturale e civile che sentiamo profondamente.”
A dirlo il presidente Eugenio Giani, in apertura di serata, che ha sottolineato come l’evento assuma un valore ancora maggiore perché si colloca all’inizio della nuova legislatura regionale. “È la prima grande iniziativa che presentiamo prima ancora di aver definito completamente la squadra di governo: assessori, sottosegretario, deleghe. Questo dimostra quanto questa manifestazione sia una priorità del nostro programma.”
Secondo il presidente La Toscana delle donne è diventata negli anni “un vero hub di idee, posizioni, confronti che valorizzano il ruolo della donna in una regione che da sempre è all’avanguardia. Un’avanguardia testimoniata dai numeri: “Trovate un’altra regione italiana in cui, su otto assessori, quattro siano uomini e quattro donne. E dove, tra i sei direttori generali delle aziende sanitarie, tre siano uomini e tre donne. La Toscana guida con fatti concreti una politica autentica di parità di genere.”
“Questo hub – ha proseguito – guidato da Cristina Manetti — che non è più capo di gabinetto ma ora assessora — sarà il luogo da cui matureranno idee e proposte che la Giunta svilupperà nei prossimi cinque anni per rendere sempre più solido il ruolo della donna nella nostra società.”
Il presidente ha sottolineato anche una modalità di lavoro per la nuova Giunta: “Faremo dieci riunioni entro la fine dell’anno, una in ciascuna provincia. Voglio che tutta la squadra acquisisca un metodo che per me è stato decisivo: il rapporto diretto con i territori e con i sindaci. Da loro ho sempre tratto energia e forza — non a caso furono 180 su 273 a firmare il Manifesto di San Gimignano, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici. Questo dialogo continuo dovrà diventare patrimonio di tutti: degli otto assessori, più uno, più il sottosegretario.”
“Libertà è il titolo della kermesse 2025 – ha detto Cristina Manetti in apertura – Sette lettere che racchiudono il senso profondo del cammino che stiamo facendo, il cammino per i diritti delle donne. Come si fa a non parlare di libertà in questo momento storico? Abbiamo bisogno di tutta la libertà possibile per proseguire il percorso di crescita, perché la libertà non sia il punto d’arrivo, ma il processo che ci porta davvero a goderne appieno. E così, quest’anno, sarà proprio la libertà a caratterizzare la quarta edizione della Toscana delle Donne, che prende il via oggi con tanti ospiti sul palco del Verdi. Con me c’è Simona Molinari; più tardi ci saranno anche Chiara Francini ed Edoardo Leo, per dieci giorni ricchi di incontri, ospiti e temi che ci stanno particolarmente a cuore: la sanità, il lavoro, la violenza. Perché il 25 novembre, lo sappiamo, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, e questo è uno dei temi su cui dobbiamo insistere con maggiore determinazione. Non è possibile che ogni giorno ci raggiungano notizie di donne uccise, violentate, colpite da chi sta loro accanto: compagni, mariti, amici. Però, ogni tanto, arriva anche una buona notizia. Oggi i giornali raccontano che, per la prima volta dal 1979, dalla rivoluzione iraniana, una donna è salita sul podio dell’orchestra più importante di Teheran. Ecco: sono notizie come questa che ci danno la forza e la speranza per andare avanti.”
Mia Diop, nel foyer del teatro, ai giornalisti ha detto: “E’ una grandissima emozione essere qui a questo evento che ha come tema la libertà, che è il presupposto imprescindibile di ogni percorso di emancipazione. Se guardiamo dalla prospettiva femminile la libertà rappresenta una condizione necessaria per permettere alla donna di realizzarsi, di autodeterminarsi, di crescere e soprattutto di scegliere. Quindi penso sia molto importante in questa occasione ritrovarsi tutte e tutti per parlare di questo tema fondamentale”.
Quindi la serata è entrata nel vivo con Edoardo Leo sul palco all’indomani dell’uscita nelle sale cinematografiche del suo film “Non sono quello che sono” la tragedia di Otello, Desdemona e Iago ambientata all’oggi, di cui Leo è regista e interprete nel ruolo di Iago. L’arrivo in sala del film (prodotto da Iif e Groenlandia con Alea) il 14 novembre, è stato preceduto da un intenso tour nelle università italiane, dove Leo ha affrontato il tema del femminicidio con migliaia di studenti.
Leo ha portato un brano del testo di Franca Rame “Lo stupro” e le sue riflessioni sulla violenza di genere, sul linguaggio e gli stereotipi di genere denunciando il ritardo colpevole della scuola italiana sull’educazione affettiva e sessuale.
E’ il momento di non abbassare la guardia su questo tema, ha detto Leo, perché se qualcuno pensa che se ne parli troppo, allora il problema è lui.
Poi spazio alla musica e a Simona Molinari cantautrice pop-jazz, con all’attivo 7 album, vincitrice di numerosi premi per l’impegno, l’interpretazione, l’ecletticità che ha spaziato nella sua erformance dal brano cantato dalla Maddalena di Jesus Christ Superstar “I don’t know how to love him” a “L’importante è finire” di Mina passando per una serie di brani famosissimi scritti da donne, anche se quasi nessuno lo sa. Fra questi il testo di “4 marzo 1943” scritto da Paola Pallottino che Molinari ha magistralmente interpretato. Ha chiuso poi con “Gracias a la vida” di Mercedes Sosa e cantata anche da Gabriella Ferri e infine con “Baraje” di Shervin Hajipur, canzone iraniana inno della libertà e della rivoluzione.
Cristina Manetti, ha quindi ricordato Sofia D’Alessandro – parente di Elena Marazzita, imprenditrice teatrale che collabora con la Toscana delle donne – aggredita dal marito lo scorso agosto, a Fiesole.
Manetti ha poi chiamato sul palco Mia Diop e Bernard Dika, i più giovani rappresentanti della giunta regionale che hanno evidenziato l’importante percorso per il riconoscimento della parità di genere, l’impegno delle istituzioni e, soprattutto, della giovani generazioni che su questo tema possono contribuire molto in termini concreti e qualitativi.
La chiusura della serata è stata affidata a Chiara Francini. L’attrice e autrice fiorentina ha portato in scena un monologo inedito, scritto appositamente per l’occasione, e ha declamato un testo dedicato alle donne e al loro diritto di voto. Un testo all’insegna della libertà e soprattutto del coraggio. Citando Pessoa, Patrizia Cavalli, le sorelle Bronte, Hawthorne, Hemingway, Calvino, Natalia Ginzburg, Chiara Francini ha portato parole di testimoni che in varie forme parlano di coraggio. Il coraggio non è la vittoria ma l’assenza di paura. Essere donna significa lanciare sapendo che il bersaglio non sarà solo il traguardo ma anche lo sguardo degli altri. E la libertà quando se la prende una donna non è gentile, è definitiva.
Al termine della serata Cristina Manetti ha consegnato la riproduzione dell’opera di Marco Lodola, “L’attesa”, panchina pop multicolore, al presidente Eugenio Giani.
La stessa panchina è stata consegnata a tutti gli artisti che hanno partecipato alla serata.
FIRENZE - AL VIA TOSCANA DELLE DONNE
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