“Giustizia è fatta, oggi viene finalmente affermata la verità e la verità è che io ho svolto il mio ruolo istituzionale correttamente, con impegno e con dedizione”. Claudio Belgiorno, ex volto di spicco e campione di preferenze di Fratelli d’Italia, rompe il silenzio e lo fa sventolando sotto gli occhi di tutti il decreto di archiviazione con il quale il tribunale di Prato ha chiuso l’inchiesta della procura sui rimborsi del Comune. Una conferenza stampa fiume quella convocata da Claudio Belgiorno nello studio dei suoi avvocati – Ugo Fanti, Gaia Fanti e Gianni Cenni – per dire che “il silenzio è finito” e per dire soprattutto di essere tornato.
Cala il sipario sui venti mesi più lunghi e più difficili dell’ex consigliere comunale: “Sono stato messo in croce, descritto come un truffatore, un ladro, un farabutto – dice Belgiorno con voce ferma ed emozionata –. Di me è stato detto di tutto, la mia vita è stata passata ai raggi x, sono stati controllati i miei spostamenti, i miei conti, le mie telefonate, i miei contatti. Ne esco pulito perché sono pulito. Io sono la vera vittima di questa vicenda che mi è caduta addosso nel momento di mio personale maggiore consenso, dopo essere stato eletto in Consiglio comunale per la seconda volta consecutiva con oltre duemila preferenze”. Di più, ed è la parte più ‘spinosa’: “Contro di me il fuoco amico. Ho imparato che i nemici non sono quelli che ti stanno davanti, ma quelli che ti stanno a fianco”. Parole pesantissime che gettano più di un’ombra. “Ci sono puntini che sto unendo”: il riferimento è all’altra vicenda giudiziaria ancora aperta e nella quale Belgiorno è indagato, vale a dire il revenge porn contro l’esponente di FdI, Tommaso Cocci.
Contento Belgiorno, soddisfatti gli avvocati: “Al termine delle sue indagini e dei riscontri alle indagini difensive e a ogni documento e atto che abbiamo prodotto, la procura – spiegano – ha chiesto l’archiviazione con formula più ampia. Un risultato che abbiamo sempre saputo sarebbe stato raggiunto”.
La vicenda dei rimborsi esplode nell’estate 2024 con un primo articolo di stampa che pone dubbi sui rimborsi della precedente consiliatura; poco tempo dopo ne esce un secondo ed è in quel momento che il Comune di Prato presenta una querela contro Belgiorno e la procura apre un’inchiesta. Al centro di tutto 34mila euro di rimborsi ottenuti negli anni e che – secondo l’accusa – “il datore di lavoro ha chiesto perché indotto in errore dallo stesso Belgiorno”. Sotto la lente finiscono le riunioni del gruppo consiliare in pieno agosto. L’altro consigliere di Fratelli d’Italia, Tommaso Cocci, nega di avervi partecipato. E ha ragione, perché di riunioni del gruppo non ne sono state convocate, ma ha ragione anche Belgiorno che non ha mai detto di essersi riunito con il collega ma solo di aver svolto attività legata al suo ruolo. Dove sta l’inghippo? Sta nei moduli sui quali il Comune di Prato riporta le attività svolte e documentate nel dettaglio dai consiglieri comunali: compare una sola colonna che fa riferimento all’attività del gruppo consiliare sotto cui, però, finisce tutto il lavoro svolto, compreso quello extra gruppo. “Moduli che poi – sottolineano gli avvocati – sono stati modificati dall’Ente e resi più chiari e precisi”.
Ci sono voluti mesi prima che un funzionario del Comune, convocato dalla procura come persona informata sui fatti, spiegasse la modulistica semplificata e facesse emergere che quella semplificazione è base di un equivoco enorme tanto che la cifra inizialmente contestata come rimborso non dovuto scende prima a 1.200 euro e poi addirittura a zero.
Ma è sul “fuoco amico” che si concentra Belgiorno: “Io e i miei avvocati abbiamo ricostruito chi ha fatto quell’accesso agli atti sui rimborsi e valuteremo il da farsi. Oggi posso solo dire che si chiude una pagina molto dolorosa non solo per me, ma anche per la mia famiglia. In questi lunghi mesi ho ricevuto più solidarietà dai miei avversari politici che da chi pensavo fosse dalla mia parte in tutti i sensi. Evidentemente le mie migliaia di voti personali hanno dato fastidio e oggi posso dire che se non fosse stato per le vicende giudiziarie, sarei quasi certamente un consigliere regionale. Perché ho lasciato Fratelli d’Italia? Perché non potevo stare in un partito che non mi ha dato solidarietà. Mi hanno pregato di rimanere ma ho scelto di andarmene”. Con la politica Belgiorno ha chiuso? “No – la risposta secca – anzi forse tutto comincia proprio ora”.