In Toscana l’occupazione femminile è in crescita ma rimane però caratterizzata da fragilità e disuguaglianze persistenti.
Nel 2024 il tasso di occupazione femminile si attestava al 63,7%, sopra la media nazionale e in crescita rispetto agli anni precedenti, ma ancora molto distante da quello maschile, pari al 78,1%. Un differenziale che evidenzia ancora difficoltà delle donne a partecipare al mercato del lavoro anche in condizioni di parità. La distanza rispetto agli uomini assume caratteristiche differenti lungo il ciclo di vita e in relazione alla situazione familiare. Come si vede dal grafico elaborato da Irpet il divario occupazionale risulta più contenuto nelle fasce di età giovanili, mentre tende ad ampliarsi nelle età centrali, in particolare tra i 30 e i 49 anni, quando emergono gli impatti della maternità sulle traiettorie professionali femminili. La questione della conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari continua, quindi, a gravare in misura maggiore sulle donne, limitandone le possibilità di permanenza e progressione nel mercato del lavoro. Questo si riflette sulla qualità dell’occupazione. Contratti a termine o part time sono spesso una risposta obbligata a vincoli organizzativi e impegni familiari e questo a sua volta incide sulla continuità dei percorsi lavorativi e sulle opportunità di carriera. Ne deriva una condizione occupazionale più fragile, che espone maggiormente le donne al rischio di uscita dal mercato del lavoro e di precarietà economica.
Il quadro retributivo rafforza ulteriormente queste asimmetrie. Nel settore privato, a fronte di 100 euro percepiti in media da un uomo, una donna ne guadagna 87; nel settore pubblico scende a 81 euro. Alla base ci sono problemi di segregazione orizzontale e verticale. La prima consiste nello scegliere settori legati alla cura, all’educazione e ai servizi alla persona, che offrono forme di flessibilità organizzativa più compatibili con la gestione delle responsabilità familiari. La seconda riguarda la minore presenza delle donne nelle posizioni apicali e nei ruoli a maggiore responsabilità decisionale che come tali hanno retribuzioni più alte. Eppure in Toscana, le donne presentano un profilo formativo mediamente più elevato rispetto agli uomini, ma si torna lì: a causa di fattori culturali e sociali, stereotipi e modelli di ruolo, vengono preferiti indirizzi legati ai servizi alla persona, all’educazione e alla sanità che come detto sono caratterizzati da minori opportunità retributive e di progressione professionale.
TOSCANA - DISPARITA’ DI GENERE, ANCHE IN TOSCANA QUADRO “FRAGILE”
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