TOSCANA - PUNTI NASCITA: LA TOSCANA CHIEDE A GOVERNO DI RIVEDERE LE SOGLIE

Chiara Valentini
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In base alla legge vigente l’esistenza di un punto nascita in un ospedale è giustificata da almeno 500 parti l’anno (1000 in Aziende ospedaliere universitarie come Careggi, Le Scotte o il Cisanello). In Toscana ce ne sono 22 ma tre (Portoferraio all’isola d’Elba, Barga in Garfagnana e Borgo San Lorenzo nel Mugello fiorentino) operano già da tempo in regime di deroga ministeriale giustificata dal criterio dell’isolamento del territorio e la garanzia comunque offerta di livelli di sicurezza adeguati, per le mamme e per i neonati. Ma il crollo demografico che si registra in tutto il Paese, Toscana compresa, ha portato la Regione a chiedere al Governo che vengano modificati i parametri che autorizzano l’apertura di punti nascita.
Giani prova ad avanzare una proposta concreta.  “Portiamo – auspica – la soglia da cinquecento  a quattrocento parti l’anno per i punti nascita di primo livello e da mille a ottocento per le realtà di secondo livello”.  Ma serve forse anche altro. “Facciamo nascere i figli nel territorio dove uno risiede – auspica il presidente – : nell’area metropolitana fiorentina c’è la tendenza ad andare alla maternità di Careggi e questo rischia di portare sotto i cinquecento  parti altre realtà”. All’appello della Regione si è unita anche Susanna Cenni, Presidente di Anci Toscana, ricordando che ai tre punti già ricordati quest’anno altri tre punti nascita toscani sono finiti sotto soglia (l’ospedale dell’Alta Valdelsa a Poggibonsi, gli Ospedali Riuniti della Val di Chiana a Montepulciano, e l’ospedale Nuovo Valdarno a Montevarchi, nell’aretino). A questi si aggiunge l’ospedale di Cecina, che pur restando sopra il limite minimo si sta progressivamente avvicinando alla soglia critica.

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